Cronaca

Intred e la fibra ottica: «Ora arriviamo solo nei grandi Comuni»

Per il direttore generale Egon Zagagnolo è più difficile coprire «paesi remoti come le Pertiche o Capovalle per un’azienda come la nostra, che comunque deve avere un ritorno dell’investimento»
Marco Papetti
La sede di Intred a Brescia - © www.giornaledibrescia.it
La sede di Intred a Brescia - © www.giornaledibrescia.it

«Serve un ricco rivolgimento del pubblico per poter allineare anche questi paesi con il resto della provincia e il resto dell’Italia». Il territorio in questione è la Valsabbia, dove la fibra di Intred arriva nei centri più grandi, non in quelli più piccoli e isolati, i cosiddetti comuni «a fallimento di mercato».

Il quadro

Gavardo, Vobarno e Villanuova sono coperti dalla rete Ftth Pon, gli altri paesi no: «Sugli altri comuni abbiamo preferito non farla perché si aspettava l’intervento di Open Fiber, come è fatto anche in altre aree della provincia – spiega il direttore generale di Intred Egon Zagagnolo –. E anche di incentivi come quelli nuovi del piano strategico con i fondi del Pnrr “Italia a un giga”, che dovrebbe contribuire con fondi pubblici alla diffusione del Gpon».

Più difficile coprire, spiega, «comuni remoti come le Pertiche o Capovalle per un’azienda come la nostra, che comunque deve avere un ritorno dell’investimento». Comuni più facili da raggiungere con capillarità, come Gavardo, sono «relativamente più facili da servire per il privato – sostiene Zagagnolo –. Ma andare dove c’è fallimento di mercato puro per un’azienda piccola, o non infrastrutturale e non aiutata dallo Stato, è impossibile».

Limiti

Nel 2017, racconta, «Intred ha vinto un bando di Secoval per portare l’Fttc in tutti i comuni della Valsabbia: però la fibra è quella che arriva in strada, non nelle case». C’è poi un terzo tipo di fibra, più diffusa: «È quella delle zone industriali, dove invece anche in Valsabbia di fatto il 90% delle zone industriali. È una fibra ottica business, che però purtroppo non si può usare per fare il mercato residenziale perché è troppo costosa, in fase di realizzazione, ma soprattutto anche in fase di mantenimento. C’è una barriera d’ingresso di 100-150 euro al mese per fare questo tipo di fornitura».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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