Il sapere che mette in pratica è complesso e le è stato insegnato in famiglia. E seguendo queste istruzioni perfezionate nel tempo, ha creato e curato una nuova rosa che domenica sarà dedicata alla presentatrice e divulgatrice, volto noto della tv, Licia Colò.
Stiamo parlando di Adriana Balzi del vivaio Rose Rifiorentissime di Ciliverghe di Mazzano, ibridatrice per vocazione e secondo quell’afflato respirato sin da piccolina dal bisnonno prima, appassionato di rose e piante da frutto, e dal nonno poi, sindacalista che difendeva i diritti degli agricoltori: aveva solo la sesta elementare, ma una cultura notevole in materia leggendo e studiando ciò a cui teneva tanto.

«Penso che il seme di quel che sono - conferma Adriana Balzi - lo abbiano piantato loro, io ho messo insieme i tasselli e nel 2001, con mio marito, ho aperto il vivaio di Mazzano, e nell’ultimo decennio mi sono dedicata all’ibridazione». Divenendo così la creatrice di non poche rose nuove che fioriscono in diversi giardini.
Le sue creazioni
La prima è stata «L’angelo custode», presente nel più grande roseto pubblico del mondo, il tedesco Europa-Rosarium Sangerhausen; ne sono seguite molte altre, raccolte ora nel catalogo con il marchio registrato Barizzo (presto consultabili sull’omonimo sito), nome che è l’unione del suo cognome e quello del marito mancato nel 2024, Roberto Rizzonelli. Tra esse vi è anche quella che domenica, a Pavia, ad «Horti aperti - Festival del verde in città», diretto da Gaetano Zoccali, sarà dedicata alla madrina della manifestazione, Licia Colò: «Si tratta di una rosa dal portamento eretto, con bocciolo classico, piantata in un terreno riposato da anni, ricchissimo, e trattata solo con macerato d’ortica. Ottenuta da un ibrido di tea, la rosa moderna per eccellenza, quando si apre ricorda però quella antica: ha un profumo delicato e può durare circa due settimane».

Anche la stessa Colò ne ha dato notizia nelle scorse ore con un video social: «Sapete cosa mi è successo? - ha annunciato -, Adriana Balzi, un’ibridatrice, ha creato una rosa che porterà il mio nome. È una grandissima emozione, un onore che non so neanche se merito».
«Fare tutto questo, richiede tanto lavoro e molta pazienza - chiosa Balzi - per avere una rosa servono quattro anni, ma è una soddisfazione enorme e mi piacerebbe ripristinare un’abitudine in voga nell’800, quando, nelle occasioni speciali, si dedicavano rose, o lo si faceva quando veniva a mancare qualcuno. Un modo bellissimo per ricordare».



