Troppi supermercati nel Bresciano, ora a cambiare sono le insegne

Se siete mai entrati in un supermercato in un Paese straniero vi sarete accorti di quanto si può capire di quel posto passeggiando tra gli scaffali. Prodotti tipici in versione industriale, i sapori che piacciono a quel popolo, i colori che attirano e – sembra strano, ma è così – anche la storia.
Le corsie della grande distribuzione sono un concentrato di cultura pop e di tendenze: impensabile negli anni ’80, tanto per fare un esempio, trovare cibi veg, che ora invece sono in crescita, per non parlare del bio, dello sfuso o del «senza zucchero aggiunto».
La tendenza
Negli ultimi anni sono poche le nuove aperture «pure»: oggi si assiste più a cambi di insegna. È il caso, per fare un esempio recente, di Bennet che ha ceduto a Rossetto i punti vendita (e i dipendenti) di Concesio e Campo grande, in città. A sua volta Bennet aveva preso il punto vendita dell’hinterland da Auchan qualche anno prima. Sempre per stare alle porte della città, ma spostandoci a Mazzano, la scorsa primavera Bennet ha passato la mano del punto vendita a IperTosano, una mossa, per quest’ultimo, che gli ha fatto raddoppiare la presenza nel Bresciano.
I numeri
Fino a una sessantina di anni fa c’erano le bancarelle del mercato o il negozio vicino a casa, la forneria che vendeva anche la pasta, lo zucchero e pelati, la latteria, la macelleria e la salumeria. In pochi decenni è cambiato tutto. Il 20% dei negozi di vicinato, in quindici anni, ha abbassato la serranda: oggi restano 13.580 esercizi commerciali (erano 13.677 nel 2021) con un rallentamento delle chiusure lo scorso anno, fermo all’1%.
Già nel 2016 il Bresciano era «la terra degli ipermercati», seconda in regione, dopo Milano, con 284 supermercati di dimensioni diverse e 37 ipermercati distribuiti su un totale di 479.183 metri quadrati. Sei anni dopo gli ipermercati erano saliti a 77 con 893.730 metri quadrati. Insomma, il Bresciano ha la densità commerciale tra le più alte con quasi 2 metri quadrati (1.916 mq) per ogni abitante della provincia. Non poco.
I casi più eclatanti sono quelli di Roncadelle e Sonico, dove si va ben oltre gli 11 metri quadrati per ogni residente. A Erbusco sono 5mila i metri quadrati complessivi, ed è facile capire perché dato che lì ci sono le Porte Franche, mentre a Brescia si arriva a superare di poco i 2mila.
Non cambia molto la statistica provinciale, ma la vita dei residenti sì. Ad esempio a Cerveno, dove proprio un anno fa si è registrato il ritorno di un piccolo negozio di alimentari, la «Bottega del borgo» in via Vento 4/b. Il borgo camuno, infatti, insieme a Irma era rimasto senza un piccolo presidio dove acquistare pane, latte e quanto di prima necessità per non sobbarcarsi chilometri in auto verso il paese più vicino. Quindi l’unico Comune del Bresciano senza un negozio resta Irma, in Alta Valtrompia.
La Gdo, Grande distribuzione organizzata, è una voce importante nel mondo del lavoro italiano: secondo uno studio di Federdistribuzione impiega oltre 440mila addetti, la maggior parte dei quali donne (63%), con il 24% di over50 e il 19,5% giovani sotto i 30 anni. I contratti sono quasi tutti a tempo indeterminato (86%), ma part-time (44%). Ed è il settore con minori difficoltà di reperimento.
In Lombardia gli esercizi commerciali al dettaglio, food e non, cash and carry e discount, sono 8.008. Gli ipermercati superiori agli 8mila metri quadrati sono 21, pari allo 0,7% del totale; gli ipermercati tra i 4.500 e i 7.999 mq sono 80 (2,6%); i superstore tra i 2.500 e i 4.499 mq sono 110 (3.6%); i supermercati (400 -2.499 mq) sono 977 pari al 32%; e i discount 876 (28,8%).
La storia
La strada della grande distribuzione in provincia era stata aperta nel 1972 dalla Rinascente di Concesio. A metà anni Sessanta, però, due intraprendenti imprenditori bresciani, Luigi Colosio (da Rovato dove nacque Colmark) e Pietro Odolini, in via Patrioti (dove oggi c’è l’autosilo di piazza Vittoria) posero le basi di quella storia ancora tutta bresciana che si chiama Italmark/Italgros. Più indietro nel tempo ricordiamo anche il mercato coperto aperto nel 1933 là dove si insediò poi la Standa, in piazza Vittoria.
Per competere sul mercato, è poi successo di tutto: la Rinascente sbarca anche a Roncadelle e Mazzano, poi la Upim e l’Ikea, sempre a Roncadelle, l’outlet di Franciacorta, il gruppo Odolini affianca al cibo, profumi, sport e casalinghi e, ultimo, Elnòs. Nel frattempo il Freccia Rossa e il Margherita d’Este (altro centro pioniere di questa storia di commercio) arrancano; il primo chiude, il secondo dopo anni difficili riesce a galleggiare con la riapertura di un supermercato. I discount arrivano nei primi anni Novanta, come i paradisi del «fai da te» Brico e Leroy Merlin, dell’elettronica come Media World. Più recenti le realizzazione di Esselunga in via Triumplina e di Coop in via Ambrosetti.
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