Ottant’anni dopo la deportazione nel lager nazista, il Tribunale di Brescia ha riconosciuto il diritto al risarcimento ai figli di Stefano Micheli, internato militare italiano originario di Treviso Bresciano, arrestato dai tedeschi il 9 settembre 1943 a Bressanone e deportato in Germania dopo l’armistizio.
Una vicenda rimasta per decenni dentro i racconti frammentari di famiglia e nei documenti che egli stesso aveva conservato con cura, quasi a voler lasciare una traccia concreta di quegli anni trascorsi tra prigionia, fame e lavoro forzato. Micheli era stato internato nel lager di Sandbostel, nei pressi di Amburgo. Come molti militari italiani catturati dopo l’8 settembre, rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e di combattere al fianco delle truppe del Reich. Una scelta che significò restare prigioniero e sottoposto a condizioni durissime. Conservava ancora la piastrina del campo, contrassegnata dalla sigla «Kr.Gef. Lg.XB 153814», il foglio matricolare e persino una cartolina inviata ai familiari nel Natale del 1944.

Riservato nei racconti
Ai figli raccontava poco di quell’esperienza, ma abbastanza da lasciare il segno anche sui nipoti, che negli anni hanno voluto approfondire la storia del nonno e ricostruire quanto accaduto in quel lager dove morivano internati per infezioni, malattie da raffreddamento, denutrizione e punizioni. Nonno Stefano, scomparso anni fa, non mancava mai agli incontri dell’Associazione Nazionale Ex Internati di Brescia.
Nel 2022 i figli Aldo, Daniele e Luciano, spinti anche dai nipoti, decisero di avviare il ricorso contro la Repubblica Federale di Germania chiedendo il risarcimento per i crimini di guerra e contro l’umanità subiti dal padre. La possibilità era stata aperta dalla Corte costituzionale, che nel 2014 ha stabilito la non applicabilità dell’immunità giurisdizionale degli Stati esteri davanti a violazioni gravissime dei diritti umani. La sentenza favorevole è arrivata il 30 ottobre 2025. Il giudice Gianni Sabbadini del Tribunale di Brescia ha riconosciuto che il diritto al risarcimento per crimini di guerra, come lo è stato la cattura e la deportazione dei militari italiani, è imprescrittibile.
Il percorso
Nel procedimento la Germania è rimasta contumace, l’Avvocatura dello Stato italiano si è costituita chiedendo il rigetto del ricorso. Il Tribunale ha invece accolto integralmente le domande dei familiari, condannando il Ministero dell’Economia al pagamento di 40mila euro, somma che sarà erogata attraverso il fondo istituito dall’Italia nel 2022 per evitare azioni esecutive dirette contro la Germania. Una parte del risarcimento, spiegano i figli, potrebbe ora essere devoluta alle associazioni e agli archivi che si occupano di custodire la memoria degli Internati Militari Italiani, una pagina della storia italiana rimasta per anni ai margini della memoria pubblica.



