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Cultura e spettacoli

Sul Garda la transumanza diventa festa nella valle di San Michele

Domenica 13 settembre le sessanta giovenche di razza Bruna che hanno trascorso l’estate in alpeggio torneranno a a valle: la giornata
La mandria sarà accompagnata da famiglie e appassionati per 20 chilometri
La mandria sarà accompagnata da famiglie e appassionati per 20 chilometri

La tradizione della transumanza si rinnova e diventa festa. Accadrà domenica 13 settembre, quando le sessanta giovenche di razza Bruna della cooperativa Alpe del Garda che hanno trascorso l’estate in alpeggio, ai 1615 metri di Malga Ciapa, alle pendici del Tremalzo, torneranno a valle.

La mandria partirà alle 7.30 dalla malga per affrontare un percorso di 20 chilometri nella Val San Michele, accompagnata da un buon numero di appassionati, e giungerà al caseificio Alpe del Garda. Qui, in località Polzone, il ritorno a valle della mandria offrirà l’occasione per una grande festa, in programma al caseificio dalle 12, con spiedo con polenta, giochi gonfiabili per i più piccoli, toro meccanico e tanto divertimento. Alle 16 è poi prevista la partenza della mandria per la stalla sociale in Val di Bondo, dove le mucche trascorreranno l’inverno.

Il rito della transumanza si rinnova a Tremosine
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Il rito della transumanza si rinnova a Tremosine

La transumanza

La transumanza è un rito antico. Quando, verso la fine dell’Ottocento, a Tremosine si cominciarono a sostituire, nell’allevamento familiare, le capre e le pecore con i bovini da latte, la scarsità di foraggio sull’altipiano, tra i 400 e i 700 metri, rese necessario organizzare lo sfruttamento dei pascoli nelle terre alte, tra i 1300 e i 2000 metri.

In forma cooperativa – è in quel periodo che nascono le Latterie Turnarie – le bovine da latte, le manze e i vitelli venivano trasferiti per cento o più giornate, da giugno a settembre, nelle malghe di proprietà comunale o private. In qualche caso venivano utilizzati anche pascoli fuori regione, nel confinante Trentino.

Il trasferimento del bestiame verso le malghe, in gergo il «carico» («cargar» la malga), era normalmente gestito dai proprietari del bestiame, singolarmente o in gruppo: alcuni percorrevano la strada principale, altri sentieri.

Il rientro, il «descargar» la malga, era invece affidato agli addetti alla custodia degli animali durante l’estate. L’attesa a valle era un avvenimento da festeggiare, gustando un’abbondante merenda con prodotti caserecci e brindando con buon vino al primo suono dei campanacci che annunciava l’arrivo della mandria. La tradizione si rinnova.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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