Gran parte della memoria visuale collettiva di quel terribile 28 maggio 1974 è in bianco e nero. Lo sono le fotografie che hanno documentato lo scoppio della bomba, lo sono quelle delle ore infinite che riempirono la piazza di sirene, grida, lacrime, strazio, incredulità. Eppure c’è chi la manifestazione sindacale che fu interrotta per sempre dalla bomba la riprese per intero e a colori.
I volti di quanti erano all’ombra della Loggia in quella mattinata di pioggia quando l’esplosione dell’ordigno squarciò il cielo e la pietra, dilaniò i corpi e le coscienze sono lì, in quelle immagini virate nel colore insaturo degli Anni ’70. E negli occhi di Mario Bertoli, saretino oggi 85enne, allora 33enne operaio alla Beretta di Gardone Valtrompia.
Immagini a colori
La disponibilità di una videocamera a colori, all’epoca, era cosa rara: con ogni probabilità le immagini girate quel giorno da Bertoli sono le uniche esistenti. Si interrompono al momento dello scoppio, costituendo una sorta di straordinario documento dei minuti che precedettero la strage. Bertoli negli anni ha conservato vivo il ricordo di quelle ore surreali. Ne ha dato testimonianza, nell’ambito di un progetto di documentazione audio realizzato dal nipote, Davide Sanzogni, e oggi tramutato in un podcast: quello che i lettori del GdB posso ascoltare qui.
Toccante la testimonianza con la ricostruzione dei ricordi di Bertoli, a partire dal momento in cui stava documentando con la sua camera la manifestazione in corso: «Mi ricordo che dopo aver fatto un giro della piazza sono salito proprio sulla fontana accanto alla quale poi esplose la bomba: sono stato aiutato, perché non ce la facevo a fare una ripresa panoramica, poi sono sceso… Chi se l'aspettava che proprio lì accanto ci fosse un cestino con dentro una bomba».
Il racconto di Bertoli prosegue, fino a quando l’allora giovane operaio si avvicina, sempre videocamera a colori in pugno, al palco da cui stava parlando il segretario della Fim-Cisl Franco Castrezzati: «Quando è scoppiata la bomba, nella paura e nel fuggi fuggi generale, sono andato via. Ho fatto male – è il rammarico che Bertoli si porta dentro da allora – perché dovevo fermarmi e filmare tutto. Certo, ho poi pensato che se la Polizia mi avesse visto filmare, mi avrebbe requisito sia la telecamera che il nastro». Ma tant’è.
In una scatola, per 40 anni
I negativi delle riprese sono rimasti per oltre 40 anni in una scatola. Nessuno li ha mai visti. Neppure lo stesso Bertoli. Troppo forte, da principio, lo choc di quanto vissuto per rimetterci mano nell’immediatezza. Poi il tempo è passato.
Bertoli ha recuperato da una cantina il materiale girato solo dopo 43 anni, nel 2017. Allora ha sviluppato i nastri e pubblicato le immagini – in parte danneggiate proprio dal tempo – confluite in un primo video online. Là dove vengono viste e acquisite quale documentazione da Casa della Memoria. A quest’ultima approdano i producer di Officina della Comunicazione, al lavoro per realizzare il documentario «Italia 70 – Dieci anni di piombo» (oggi visibile online su Mubi): le immagini confluiscono così nella produzione, trasmessa dalla Rai. I ricavi dei diritti, per volere di Bertoli, vengono devoluti alla stessa Casa della Memoria.
Ma la camera del giovane operaio non rimase spenta a lungo dopo quel 28 maggio 1974: Bertoli sentì infatti l’urgenza di documentare i funerali delle vittime della Strage di piazza Loggia e di raccontarne con la forza del colore la drammaticità. Ma soprattutto la corale risposta di una città e di una terra che già da subito si opposero attraverso l’unità alla logica criminale e assassina del terrorismo.


