Un giorno in Stazione prima, durante e dopo l’arrivo della Polizia

Nella «zona rossa» di Brescia, tra la Babele di lingue e i controlli delle forze dell’ordine: il reportage
I controlli della Polizia in stazione - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
I controlli della Polizia in stazione - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Il sole non si è ancora levato sulla Leonessa che alle 6 le porte della Stazione ferroviaria si aprono. Il mondo variegato senza età e identità dei senzatetto che alberga nei quartieri limitrofi al transito dei treni si è già levato dai giacigli di fortuna. Arrivano da sotto i portici di via Corsica o di via Don Bosco, al limitare del parco Gallo, dove hanno riposato qualche ora raccolti tra vecchie coperte e un copriletto usato, riposto raggomitolato in un armadio di contatori di qualche palazzo poco distante nei pressi dell’Ats di via Corsica.

Qualcuno arriva dalla pensilina del Tarello dove il 28 gennaio di due anni fa morì di freddo di un clochard africano. Il suo nome era Isaac: era nato in Ghana 54 anni prima. Era debilitato dalle intemperie e da una grave forma di alcolismo ed era stato da poco dimesso dall’ospedale. Si addormentò sotto la coperta delle stelle che dalla pensilina del parco Tarello in certe notte terse ti sembra di poter afferrare. La morsa del gelo lo ghermì, conteso da quella dell’indifferenza con cui la città non parve reagire al suo addio.

Il contrasto

Gli occhi dei clochard che arrivano in città sono arrossati dal gelo e spesso dall’alcol e i loro movimenti sono rigidi. Un mondo al rallentatore che la frenesia dei viaggiatori e dei pendolari che salgono e scendono dai treni per e dalla città rende ancora più statico. La Brescia che produce, quella dei servizi e quella dell’economia che verrà ancora nelle borse degli studenti, sfila accanto a questa umanità che pare alla deriva, abbandonata a correnti dell’anima che seguono speranze lontane come miraggi di porti sicuri. «Il sabato mattina c’è qui la suorina con una bevanda calda o un panino. Ha un furgone bianco. Ti fai dieci minuti di coda ma qualcosa ricevi sempre» ci spiega un’ombra. Con lui il sabato mattina ci sono altre cinquanta persone di cinquanta etnie e storie diverse, tutte accomunate da un’unica dominante: sopravvivere alle avversità che si chiamino freddo, gelo o solitudine.

L’arrivo dei militari: «Strade sicure»

Il Defender del X Guastatori di Cremona - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Il Defender del X Guastatori di Cremona - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Poco prima delle 8 arriva il Defender del X Guastatori di Cremona. Due soldati in mimetica con una Beretta 92 al fianco si schierano sotto i portici della Stazione. La loro competenza, per ora, riguarda lo specchio di piazzale davanti all’ingresso della Stazione. Tra qualche settimana il range territoriale potrebbe ampliarsi e spingersi al limitare del piazzale, dove talvolta i procacciatori di taxi abusivi attirano i clienti per le auto che attendono in sosta davanti ai portici. Volti noti. Alcune ragazzine che aspettano i compagni di scuola per una coincidenza ferroviaria per la Bassa si fanno più vicine ai militari. «La stazione non è un luogo sicuro. Qui cui sono i soldati e loro non scherzano. Un faro in un mare in tempesta dove gli squali vestono ora i panni dei maranza piuttosto che dei vari stranieri adulti che bazzicano questo posto. Poi ci sono i matti e i drogati».

Tra Babele e formicaio

La stazione pulsa di vita: fiumi di gente entrano ed escono dalle volte ottocentesche in mattoni. I clochard restano invisibili. La gente passa, li scansa e li supera. Sembra la metafora della vita che a volte ti passa accanto, ti scantona e ti supera viaggiando per altri lidi. Il contrasto è netto: ci sono ragazze splendide, naturaliter eleganti che puntano con passo svelto agli uffici e alle reception con cellulari al collo da 1300 euro. Accanto persone stracciate dai capelli arruffati, mani luride e sguardo acquoso perso.

Movimento sotto i portici in mattinata - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Movimento sotto i portici in mattinata - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Sembra la metafora di quell’economia che troppo spesso dimentica come la vita sociale non è costituita dalla somma delle individualità, ma dalla crescita di una comunità. Ma la società non è come la famiglia: la crescita vera è quella che non crea esclusi e scarti. Qui nel piazzale della stazione le teorie sociali restano distanti come quanto afferma la Santa Sede quando dice che l’economia ha bisogno per il suo corretto funzionamento di un’etica amica della persona. Giusto solo la suorina del sabato mattina la incarna quell’etica. Per il resto è frenesia, movimento e menefreghismo.

Si sparge la voce

Alle 10 Brescia è ripartita dal traffico dell’ora di punta e i flussi che animano la stazione si fanno più definiti: sotto i portici di fronte al piazzale alcuni africani alzano tra loro la voce. Ne nasce una discussione animata con qualche spintone. Ci avviciniamo… La discussione nasce perché qualcuno ha saputo che nel pomeriggio ci sarà un’operazione di polizia con auto in livrea e decine di agenti. La merce spacciata va consegnata prima, altrimenti i quantitativi trasportabili sarà di pochi grammi per volta come dosi per consumo personale. I galoppini sono i maranza: per 5 euro a viaggio questi minori porteranno agli acquirenti la cocaina, piuttosto che l’eroina che sta tornando di moda e la novità del momento, il fentanyl. Un oppiaceo sintetico che in realtà è nato come antidolorifico per il dolore oncologico. È definito da 50 a 100 volte più potente della morfina, mentre l’European monitoring centre for drugs and drug addiction gli attribuisce una potenza almeno 80 volte superiore alla morfina.

Il fentanyl

«È una polvere bianca. All’estero viene venduto illegalmente sotto forma di una polvere gialla che contiene 3-metilfentanyl, uno dei derivati. Viene sniffata, oppure si trova anche in forma di cartoncini. Spesso i cerotti vengono anche fumati. La polvere viene anche utilizzata per tagliare altre partite di droga» ci assicura un 17enne ben informato nella sua gorga tunisina che a tratti ci volge uno sguardo di sfida non capendo che non siamo agenti. Ma ci spiega anche che il grande vantaggio è dato dal fatto che «il fenta, bro, costa poco, davvero poco…». Il fatto che bastino solo due milligrammi per essere mortale non viene nemmeno considerato. Ma la frontiera dello spaccio non evita innovazioni: dal Covid la consegna passa anche attraverso il delivery. Un servizio a tutto tondo. Dall’ordine alla consegna sulle spalle di altri disperati per contratto.

Scatta «Alto impatto»

Polizia di Stato e carabinieri in stazione - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Polizia di Stato e carabinieri in stazione - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

A mezzogiorno i flussi della stazione sembrano invertirsi: una marea di gente accede ai binari e come i lemming si assiepa alla volta dei convogli lungo le banchine. «Questa stazione è la meno ospitale d’Italia. Non c’è nemmeno un posto per sedersi. Non c’è una panchina. Nulla» commenta un pendolare di… lungo corso. «Va bene il tema sicurezza, ma anche quello dell’ospitalità non è secondario…». Alle 14 arrivano sul piazzale i pattuglioni di «Alto Impatto». Polizia di Stato anche da Milano nelle jeep e carabinieri. Tra questi una pattuglia di carabinieri giunta da Castenedolo. Al pastore tedesco antidroga del comando di Polizia Locale di via Donegani si affiancano decine di agenti in divisa. Gli africani spariscono, i gruppi chiassosi di maranza si fanno radi. Chi consegna il delivery sceglie altri percorsi. La platea che abbiamo visto la mattina si assottiglia. Sotto il porticato davanti alla stazione si formano ampi spazi vuoti. I taxi abusivi spariscono. Tutti con noncuranza prendono altre latitudini, come sempre accade. I militari in divisa restano fissi all’ingresso: talvolta fermano e controllano. Passa un gruppo di ragazzi spagnoli. Il graduato li ferma: «Cosa fate qui?». Sono studenti dell’Erasmus e si giustificano, pur senza bisogno. «Veniamo da Maiorca, dalle baleari…». Brescia come un porto di mare, la stazione come un approdo. Molto meglio Maiorca.

Lo scalzo

Nella folla passa uno strano individuo: cammina scalzo, sicuro del suo passo. È sceso da un treno. Sotto i piedi nudi le pietre del piazzale non lo feriscono. Men che meno gli sguardi che indugiano sui suoi capelli lunghi raccolti sulle spalle o l’abbigliamento da figlio dei fiori. Sembra giungere da un altro tempo, come l’hippie che di spalle avanza suonando la chitarra di un celebre adesivo anni Ottanta. Lo distribuiva mezzo secolo fa in città la «Jeanseria» di via Gabriele Rosa, allora un vero negozio alternativo e di tendenza. Il «Vagabondo» ci ricordava di guardare in faccia la vita e camminare, sempre, andando avanti. Fino alla prossima avventura. E come abbiamo visto oggi non importa se si è scalzi.

Un uomo scalzo all'uscita della stazione - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Un uomo scalzo all'uscita della stazione - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

La troupe

Intanto verso le 16, dietro le divise interforze spunta una telecamera professionale. È la troupe di Rete 4 di «Fuori dal coro» di Mario Giordano che gira in stazione. Ci immaginiamo i contenuti. Brescia abbandonata, Brescia lasciata a sé stessa, droga, spaccio abusivismi… La telecamera si muove dietro le guardie. Giovani vari vengono fermati, perquisiti, interrogati. Uno forse pure arrestato. Lo sapremo domani. I carabinieri pare ne controllino otto e le loro immagini finiscono a sera nel database della Questura. L’occhio digitale della telecamera registra. Lo Stato si riprende il territorio, la gente l’indignazione da divano. Dalle 14 alle 18.30…

Il cane antidroga

Intorno tutti spariscono. Il pastore tedesco annusa l’aria e guarda l’istruttore. Pare che gli arrivino troppe tracce tra cui distinguere. In un attimo di riposo dell’animale il suo preparatissimo istruttore ci spiega come fare con il nostro malinois: «Devi tenerlo impegnato, devi farlo stancare facendolo lavorando col fiuto. Nascondigli un oggetto e fallo lavorare. Altrimenti se resta a casa da solo si stanca e esce di testa. Si deve avere rispetto per il cane. Lui dipende da noi e noi dobbiamo dargli ciò di cui ha bisogno: un impegno e fedeltà…». Un po’ lo invidiamo per essere entrato così in sintonia col cane: i due si guardano mentre lavorano. Il pastore gli rivolge gli occhi lucidi, l’agente gli parla a bassa voce. Annusa una borsa, percorre delle gambe e indugia su un’incertezza. Gli occhi si incontrano. Due mondi che trovano un rapporto e lo sviluppano pur nel silenzio di gesti rassicuranti in un babele di lingue e costumi. Intorno la stazione straripa di gente. Sono tutti indaffarati. Vanno vengono, spariscono e tornano…

Al sicuro

Un controllo nel piazzale - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
Un controllo nel piazzale - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Ancora ragazzine italo-tunisine di seconda generazione con un trucco leggero in volto si avvicinano ai militari. Hanno 17 anni o poco meno. «Sono persone sicure e affidabili. Veniamo sempre dai soldati quando aspettiamo le amiche». Gruppi di maranza passano e lanciano frasi in arabo alla loro insegna. Le mimetiche non fanno paura, ma anzi… Fanno più paura gli accenti del Maghreb e quegli apprezzamenti che presumiamo volgari e sguaiati. Le ragazze non indossano il velo e non danno confidenza. Guardano i soldati e si fissano a due metri dal Defender. Poi se ne vanno. La riprova della bontà di questo servizio su due turni del X Guastatori per «Strade sicure». Alle 18.45 le pattuglie se ne vanno. Le telecamere milanesi si spengono e i fogli dei verbali passano veloci di mano in mano. Appuntamento per tutti il secondo piano della Questura in via Botticelli.

Il piazzale si rianima

Dai portici di fronte si alza ogni tanto qualche voce roca di africano. Ricominciano le discussioni e i piccoli litigi. La stazione pulsa: gente che parte e gente che arriva. Tante lingue, volti e colori. Sul bordo del piazzale un uomo è fermo con un trolley. Parla a tratti a bassa voce con un pastore tedesco a pelo lungo. Ci avviciniamo. Il cane, una femmina tranquillissima, ha al collo a guisa di guinzaglio un cordino da roccia. Vengono da Bienno. È il titolare con i genitori e i quattro figli di un agriturismo di montagna. L’agriturismo Prestello è una sorta di «microcosmo» a gestione familiare con una visione e un approccio di tipo olistico, che si identifica nella filosofia che abbraccia le componenti del mondo naturale.

I gruppi di persone ritornano nei pressi della stazione - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
I gruppi di persone ritornano nei pressi della stazione - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it

Si guarda in giro sentendosi di essersi calato in un mondo non suo. Qualche ora prima stava facendo i salami e le coppe in Vallecamonica. Ora è sul piazzale della stazione come ci sta una salamella sulla graticola. «Se mi regali una sigaretta – dice al nostro fotografo – evito di farmela». Tra le volute di fumo il suo sguardo incontra più volte quello del cane. Ancora una volta due mondi tra loro distanti si incontrano. Certezze e sicurezze si scambiano. «Perché dicono che la stazione è zona rossa e non sicura?» chiede. All’orizzonte i lampeggianti di polizia e carabinieri se ne vanno. I gruppi di maranza tornano sotto la luce dei lampioni sguaiati e irrispettosi con tutti. Non fanno differenze. La sera è calata. I senzatetto tornano alle loro cuccette improvvisate e malsicure negli angoli remoti della città. Anche stanotte la vita di tutti continua. E i treni partono e si arrestano su quei binari che legano città e destini.

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