Cronaca

Sos fiumi: il Mella è quasi senz’acqua, soffrono anche Oglio e Chiese

Settimane senza piogge significative e temperature elevate hanno ridotto le portate; irrigazione sempre più limitata
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Fiumi ai minimi, crisi idrica elevata

Il letto del Mella è una distesa di pietre. Nel tratto cittadino l’acqua è quasi scomparsa e dell’alveo del fiume resta una lunga striscia asciutta che attraversa Brescia. Le immagini riprese da Ponte Crotte e all’altezza della centralina idroelettrica della Pendolina restituiscono la misura di una crisi che non riguarda più soltanto l’agricoltura: a essere in sofferenza è il fiume, con il suo ecosistema e il reticolo idrico collegato.

Il Mella ridotto a una lunga distesa di pietre
Il Mella ridotto a una lunga distesa di pietre

La magra è il risultato di settimane senza precipitazioni significative, alle quali si sommano temperature eccezionalmente elevate. Un caldo anomalo, sempre più lungo e frequente, diventato la normalità, che rappresenta uno degli effetti più evidenti dei cambiamenti climatici: accelera l’evaporazione, riscalda la poca acqua rimasta e riduce l’ossigenazione, aumentando il rischio per la fauna ittica. I temporali isolati producono brevi rialzi, ma non riescono a ricostituire le riserve né a modificare stabilmente la portata.

Deflusso minimo

Sul Mella cittadino il quadro è reso più complesso dalla presenza delle centraline idroelettriche. L’acqua viene trattenuta e derivata per alimentare le turbine, per poi essere restituita più a valle. In condizioni normali il sistema convive con il corso del fiume; durante una magra così accentuata, però, ogni prelievo rende ancora più evidente la scarsità d’acqua.

Il Consorzio Oglio-Mella monitora ogni quindici minuti il deflusso minimo vitale fino a Collebeato e trasmette i dati ad Arpa Lombardia. Ogni allarme per il mancato rispetto del parametro deve essere gestito e giustificato, facendo seguire un intervento correttivo.

Un uccello si disseta in una piccola pozzanghera nel letto del Mella
Un uccello si disseta in una piccola pozzanghera nel letto del Mella

«Noi garantiamo il Dmv (deflusso minimo vitale) all’altezza della nostra derivazione – spiega Diego Balduzzi – ma a valle della Pendolina, tuttavia, il sistema diventa più difficile da leggere. Sul Mella in questo tratto, dopo la Pendolina e in città, l’idrologia è davvero complessa. Vedremo che cosa ci diranno gli studi», osserva. Il nodo non è soltanto quanta acqua rimanga nell’alveo principale, ma come venga distribuita tra il fiume e il reticolo cittadino. Un equilibrio delicatissimo, perché i canali devono essere mantenuti attivi anche per ragioni igienico-sanitarie.

Sos agricoltura

La situazione del Mella è il volto urbano di una crisi che nel bacino del Chiese ha già imposto lo stop completo all’irrigazione. Da ieri, 11 agosto, nei campi serviti dal Consorzio di bonifica non arriverà più acqua e non è possibile stabilire quando le erogazioni riprenderanno. «Non c’è più acqua per l’agricoltura», afferma Luigi Lecchi, presidente del Consorzio del Chiese. Dal lago d’Idro continueranno a essere rilasciati soltanto sette metri cubi al secondo: è il deflusso minimo vitale che deve restare nel fiume per garantirne la salubrità e tutelare l’ambiente fluviale.

In difficoltà

Dal 10 agosto anche le dighe dell’Alto Chiese hanno interrotto i rilasci. I bacini trattengono l’acqua per ricostituire le riserve strategiche ai fini idroelettrici. L’obiettivo è recuperare i tre milioni di metri cubi già utilizzati, oltre ai nove milioni garantiti dall’accordo di Regione Lombardia con i gestori idroelettrici trentini sottoscritto il 20 luglio scorso. Nei canali rimane una quantità minima d’acqua che, con temperature così elevate, tende a scaldarsi e a evaporare. In difficoltà anche l’Oglio, con il Consorzio che ha ridotto il deflusso dal lago di Iseo alla barriera di Sarnico dai 48 metri cubi al secondo del 5 agosto ai 28 di ieri.

Nemmeno l'Oglio gode di buona salute
Nemmeno l'Oglio gode di buona salute

La regolazione del Sebino ha consentito finora di sostenere il fiume, ma il calo delle riserve ha imposto riduzioni, turnazioni e sospensioni nelle reti irrigue. Per invertire la tendenza non bastano rovesci violenti e localizzati.

Servono piogge diffuse e prolungate sui bacini montani, capaci di alimentare sorgenti, affluenti, laghi e invasi. In attesa dell’acqua, il Mella che attraversa Brescia mostra già il risultato: non più un fiume in magra, ma un alveo quasi completamente asciutto.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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