Cronaca

Solidarietà e sostegno, «perché l’affido di un minore non è un fatto privato»

Al parco dell’Acqua di Brescia la Tandem Fest. In città sono attivi 85 progetti: «Bimbi e famiglie devono parlarsi, non possono restare soli»
Operatori del sistema dell’affido provinciale - © www.giornaledibrescia.it
Operatori del sistema dell’affido provinciale - © www.giornaledibrescia.it

C’è Paola che, da mamma single di una ragazza ormai maggiorenne, ha deciso di accogliere prima una bambina di due anni e mezzo e poi un neonato. E poi Michela e Adele, che con i rispettivi partner hanno aperto le porte delle loro case a bambini in affido. Ci sono anche le famiglie d’origine. «E al centro loro, i piccoli e le piccole che, per difficoltà familiari di varia natura, trascorrono una parte della loro vita in una casa diversa da quella in cui sono nati.

Perché dietro a ognuno degli 85 affidi attivi nel Comune di Brescia, a fronte di altri 49 soggetti che si sono detti disponibili all’accoglienza, ci sono tante storie che si intrecciano. «Accogliere un bambino non è infatti un fatto privato, bensì un lavoro a più voci e trasversale dove l’affiancamento è centrale» spiegano gli organizzatori della Tandem Fest, iniziativa promossa dal Servizio per l’Affido e la Solidarietà familiare del settore Servizi sociali del Comune di Brescia in collaborazione con diverse realtà del territorio (cooperativa sociale La Vela, Istituto delle Suore poverelle, coordinamento Famiglie affidatarie, cooperativa sociale Elefanti volanti, associazione Prendimi in Affetto, associazione Fraternità e Asst Spedali Civili di Brescia).

Testimonianze

Per far funzionare un affido, spesso non esente da problemi «tant’è che nel mio caso sia io sia il bambino affidatoci abbiamo dovuto superare una fase di quasi totale estraneità» confida Michela, serve infatti una rete di sicurezza e di solidarietà che va ben oltre il singolo rapporto familiare. «Un bambino si trova con più persone che gli vogliono bene» conferma un operatore, e in questo senso è fondamentale garantire che gli affidatari e la famiglia di origine mantengano rapporti tra loro. Questa solidarietà è il cuore di un sistema che mette al centro i piccoli e la loro crescita affettiva ed educativa, con l’obiettivo di consentirne il ritorno nel nucleo d’origine dal quale si sono dovuti allontanare.

«Alla fine del mio primo affido, quando la bimba che avevo accolto è tornata dai suoi genitori dopo due anni e mezzo, ero distrutta: mi mancava averla per casa – racconta con non poco coraggio Paola –. Ora però la vedo spesso, la domenica sono sempre a pranzo da loro e il suo papà e la sua mamma sono diventati per me come un fratello e una sorella». Ancora una volta la parola al centro è solidarietà, sebbene questa non possa essere delegata solo alla buona volontà dei singoli. «A Brescia esiste un Tavolo provinciale dell’affido, perché accompagnamento e sostegno sono i perni di un sistema sano e che possa davvero fare del bene ai minori – spiegano gli organizzatori della Tandem Fest, ieri di scena al parco dell’Acqua cittadino –. Spesso infatti la paura di chi accoglie un minore in affido è quella di rimanere soli».

Ma come detto l’affido non è un progetto solitario bensì una presa di responsabilità collettiva, dove accanto alla volontà del privato c’è l’azione del pubblico. E in mezzo un universo fatto di emozioni e conoscenze, di difficoltà ma anche di grandi soddisfazioni. Il tutto per permettere a un bimbo o a una bimba di poter diventare la persona che merita di poter essere.

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