Per la Scuola Bottega «sfratto» nel 2027: la nuova sede è un’incognita

Il progetto Sus demolirà il polo di via Caleppe. Rolfi: «Dopo anni, manca una soluzione»
Studenti della Scuola Bottega in piazza Loggia - © www.giornaledibrescia.it
Studenti della Scuola Bottega in piazza Loggia - © www.giornaledibrescia.it
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Sul tetto della «casa» della Scuola Bottega è impressa una data di scadenza ormai da anni, ma un piano B per il «trasloco» di aule e lezioni ancora non c’è. Nel 2027, infatti, gli studenti dovranno lasciare il polo di via Caleppe, che sarà abbattuto per fare spazio al progetto «La scuola al centro del futuro» applicando uno sviluppo urbano sostenibile (Sus), ma sul futuro logistico dell’istituto professionale intitolato a Giuseppe Nava il quadro resta per ora incerto. È da questo dato che nasce l’interrogazione del centrodestra, che ha come primo firmatario Fabio Rolfi (Lega) e che è destinata ad aprire il «question time» del Consiglio comunale di venerdì.

Presidio sociale

Fondata nel 1978 su iniziativa di Beppe Nava, la Scuola Bottega è una delle esperienze formative più radicate della città, pienamente inserita nel sistema regionale della formazione professionale. Un presidio che incrocia lavoro, artigianato e inclusione sociale e che oggi coinvolge oltre seicento allievi, molti dei quali non residenti a Brescia, di più di 37 nazionalità. Il punto sollevato da Rolfi è diretto: parte dell’attività formativa è ospitata nei locali della scuola media Bettinzoli, in via Caleppe, destinati appunto alla demolizione.

«È necessario garantire continuità a un servizio che ha assunto un ruolo importante nel panorama educativo della città» scrive il consigliere leghista, ricordando come negli anni si siano susseguite ipotesi e annunci – compresa la realizzazione di un nuovo plesso sull’area comunale di Sanpolino – senza che nessuna soluzione sia finora arrivata a un lieto fine. Da qui, la richiesta di chiarire quali iniziative concrete siano state adottate, alla luce di tempi che «non sono più rinviabili».

Le ipotesi studiate

La risposta dell’amministrazione è affidata al capo di Gabinetto Giandomenico Brambilla, che ricostruisce un percorso fatto di interlocuzioni e ipotesi, ma che fissa subito un perimetro preciso: «Il Comune si sta facendo carico di competenze che non sono sue, perché la formazione professionale è di competenza della Regione».

Due studenti della Scuola Bottega impegnati in attività socialmente utili - © www.giornaledibrescia.it
Due studenti della Scuola Bottega impegnati in attività socialmente utili - © www.giornaledibrescia.it

Quindi, il merito della questione. Attualmente la Scuola Bottega dispone di due sedi in comodato in città: via Caleppe e via Ragazzi del ’99. La prima, conferma Brambilla, «sarà abbattuta l’anno prossimo», rendendo inevitabile l’uscita degli studenti nel 2027. «C’è tutto il tempo per trovare una soluzione», aggiunge, elencando le opzioni in valutazione: l’ampliamento della sede di via Ragazzi del ’99, tanto che «un professionista è stato incaricato dalla scuola stessa», oppure l’ipotesi di utilizzare spazi aggiuntivi alla Romanino, già però interessata «anche da altri progetti».

È invece già archiviata l’opzione Sanpolino, che prevedeva la realizzazione di un nuovo plesso su un’area comunale: «Un impegno finanziario notevole e non sostenibile per la scuola, anche considerando contributi e bandi» osserva Brambilla.

Fattore tempo

Se la direzione della Giuseppe Nava preferisce non parlare, perché - spiega direttamente Anna Maria Gandolfi - «sono in atto delle interlocuzioni», la linea politica della Loggia emerge invece nel passaggio finale: «Il Comune sta facendo la sua parte» rivendica il capo di Gabinetto, sottolineando però che «gli oltre seicento allievi della scuola non sono solo della città» e che l’avviamento al lavoro rientra in un ambito che «non è competenza del Comune».

Il riferimento a Regione e Provincia è esplicito. Una chiave di lettura che Rolfi non respinge: «Il senso di questa interrogazione è fare emergere un problema che esiste da anni e che è stato tenuto sottotraccia: la Scuola Bottega è una realtà sociale, che unisce formazione e integrazione. È chiaro – ribatte il presidente della Commissione bilancio – che ad interessarsene debba essere in via prioritaria il Comune di Brescia, semplicemente perché è qui che si trova ed è qui che è nato il problema, non in altri territori. Certo questo non preclude alla Loggia di fare alleanze e sollecitare anche altri enti. Auspichiamo soluzioni concrete rapide».

Il confronto in aula ruoterà dunque anche attorno alle responsabilità istituzionali. A un anno e mezzo dall’uscita obbligata da via Caleppe, la Scuola Bottega resta un’esperienza riconosciuta, ma senza una sede certa. Di tempo ce n’è ancora, ma inizia a stringere.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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