Ha attraversato secoli di devozione, accolto generazioni di camminatori e visto crescere, tutt’intorno, una comunità di volontari. Adesso il santuario di Sant’Emiliano, a 1.102 metri sopra Sarezzo, si lascia alle spalle anche il cantiere: sono terminati i lavori di restauro e manutenzione del complesso. L’intervento, inserito in un quadro economico da 190mila euro, ha abbracciato gli esterni e gli spazi di accoglienza, con l’obiettivo di custodire l’identità di un luogo dove la preghiera convive con il piacere di una sosta dopo la salita.
L’intervento
Per chi lo raggiunge a piedi, i segni della cura sono visibili già dalla scalinata d’accesso, con il recupero dei muretti e dei parapetti attraverso l’impiego di calce e pietra locale, scelte per accordarsi con le murature del santuario. Il lavoro è proseguito sulle facciate e sul campanile, ripulendo le superfici e risanando gli intonaci. Particolare attenzione è stata dedicata al portico, dove le verifiche preliminari avevano individuato, sotto gli strati più recenti, intonaci storici meritevoli di conservazione.
Anche gli spazi esterni hanno richiesto un equilibrio fra le esigenze di oggi e il rispetto dell’edificio: la tettoia è stata ripensata con una struttura in legno massello e una copertura in coppi, mentre il nuovo impianto fotovoltaico è stato collocato sulla tettoia più lontana dalla chiesa. I pannelli di colore rosso coppo si accompagnano a batterie che conservano l’energia prodotta, a servizio delle attività del complesso.
A dare continuità all’accoglienza sono i volontari del Gam Sarezzo Sant’Emiliano, il Gruppo autonomo montano nato nel 1968 dall’iniziativa di alcuni amici saretini appassionati di montagna. Nel 2005 l’incontro con il Comitato di gestione e i gruppi alpini di Sarezzo, Zanano e Ponte Zanano ha portato alla rifondazione dell’associazione, impegnata nella cura del santuario e dell’annesso ristoro.
Attività
Un impegno che comprende appuntamenti sportivi e culturali e l’ospitalità di scout, scolaresche e gruppi oratoriali, che qui possono contare anche su venti posti letto. Arrivano lungo i sentieri che salgono da Sarezzo, Lumezzane, Marcheno e Gardone Valtrompia, raggiungendo un luogo le cui origini risalgono al Medioevo. Intitolato ai santi Emiliano e Tirso, il santuario lega la propria storia ai frati Umiliati, dediti alla pastorizia e alla lavorazione della lana.



