Cronaca

Sanità e sociale, Bassa modello d’assistenza «senza barriere»

Al via il progetto di integrazione totale voluto dai 20 Comuni di Ambito 9 e Asst Garda
Umberto Scotuzzi
Casa di cura: l’ospedale di Leno, luogo centrale dell’assistenza integrata - © www.giornaledibrescia.it
Casa di cura: l’ospedale di Leno, luogo centrale dell’assistenza integrata - © www.giornaledibrescia.it

Parte da una visione condivisa, per la quale il bisogno della persona non è mai esclusivamente sanitario, sociale o economico, ma complesso e multidimensionale il progetto pilota di integrazione socio-sanitaria strutturato dai 20 Comuni che compongono l’Ambito 9 e il distretto Bassa centrale di Asst Garda.

Gli accordi

Nel giugno dello scorso anno è stata sottoscritta la convenzione tra i due enti per il trasferimento di una prima parte dei servizi dell’Ambito nel distretto Bassa centrale che ha sede nella Casa di Comunità presso l’ospedale di Leno. E venerdì 17 aprile la presentazione al territorio, alla presenza di rappresentanti istituzionali, tecnici, staff e associazioni, dei passi compiuti e delle progettualità che si intendono portare avanti. Ad oggi sono già operativi gli uffici amministrativi, con il coinvolgimento di competenze, metodi e processi tra i diversi attori coinvolti, e i servizi strategici quali disabilità, protezione giuridica, lo sportello per gli assistenti familiari e, in particolare il Punto unico di accesso per l’assistenza. Questo è stato individuato come servizio prioritario su cui sviluppare un modello integrato, proprio perché costituisce uno dei principali riferimenti per le persone e le famiglie nel momento del bisogno.

Comunicare a tutti

In questa direzione, anche gli strumenti informativi sono stati ripensati per garantire maggiore accessibilità: le schede di servizio consegnate ai cittadini sono state realizzate in formato multilingue e con caratteri ad alta leggibilità, per rispondere in modo concreto alle esigenze delle persone straniere e degli utenti ipovedenti. E momento di particolare rilievo è la firma simbolica stipulata tra Nicola Stilla, presidente dell’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Brescia, e Franco Pedrali, presidente Ente nazionale protezione sordi di Brescia, che sancisce l’avvio di un modello di comunicazione pienamente accessibile: contenuti in Lingua dei Segni Italiana, materiali semplificati, font ad alta leggibilità, oltre a strumenti multilingue (arabo, francese, hindi, inglese, russo, urdu), supporti digitali e social inclusivi.

Il lavoro in direzione unitaria è stato coordinato da Rossella Goglioni (direttore Distretto Bassa centrale Asst Garda), e Claudia Pedercini (direttore Ambito 9), che evidenziano come «il passaggio decisivo è stato smettere di pensare in maniera individuale e intraprendere una visione corale». Dal canto suo Carlotta Bragandina, presidente Assemblea dei Sindaci Ambito 9 mette in luce come «i 20 Comuni dell’Ambito hanno dimostrato senso di appartenenza e capacità di visione. Era un traguardo atteso da tempo e oggi possiamo dire di aver avviato un percorso concreto e credibile».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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