Tutte le notti, ma anche qualche mattina, urla, rincorre e picchia il suo uomo. Gli rinfaccia scappatelle, lo minaccia, insulta le sue amanti. È rabbiosa. Lo è in italiano. Ma può esserlo anche in inglese. Di sicuro lo è da settimane. Potrebbe essere «fatta» di crack, come tanti frequentatori dei suoi stessi spazi.
A differenza di diversi altri non è detto che nel parco ci dorma la notte. Non è dato sapere se sia sua la rete a due piazze rimossa pochi giorni fa. O almeno una delle tende o di altri giacigli di fortuna che, nottetempo, spuntano tra le piante e a ridosso delle siepi. Quello che è chiaro è che sta vivendo una situazione di assoluto disagio. Quello che è chiaro è che andrebbe aiutata.
La situazione
Disagio che vivono e aiuto che necessitano anche tutti coloro che, dall’inizio di quest’estate asfissiante, sono costretti a tenere le finestre aperte e ad assistere dall’alto dei palazzoni che si affacciano sul parco Tarello alle sue vicende. E non solo a quelle. «Qui c’è gente che si fa bidet nelle fontanelle», «assistiamo a frequenti scene di sesso», «da giorni troviamo bottiglie utilizzate per fumare il crack a pochi metri dai nostri portoni», «ci ritroviamo a tu per tu con certi topi...», «vediamo gente con coltelli e bastoni», «farmacie e supermercati ogni giorno chiedono l’intervento delle forze dell’ordine», «abbiamo paura ad uscire di casa», «abbiamo scritto a tutti quelli cui potevamo scrivere, ma qua non cambia niente, anzi peggiora», «ci rivolgeremo al questore e al prefetto».
Pensieri e parole corredati da una lunga teoria di foto e video che i residenti della zona si scambiano nel gruppo WhatsApp da settimane e che ieri hanno messo a disposizione degli organi di informazione per certificare lo stato dell’arte. Riuniti all’ingresso del palazzo di via La Malfa 16, una trentina in tutto, hanno chiesto a chi di dovere un intervento strutturale.
«La raccolta di due foglie – ha detto Alessandro Pini, il loro portavoce – e una sommaria ripulita sono destinate a non bastare. Il verde è cresciuto a dismisura, offrendo rifugio a chi è costretto a vivere di espedienti. L’illuminazione è dimezzata, e nel buio certi crimini sono più facili. Servono interventi più incisivi».
Cosa fare
Qualcuno suggerisce che chi sporca sia costretto a rimediare. Qualcun altro crede che, affinché l’autorità intervenga, sia necessario denunciare tutto e raccogliere tutte le denunce: dalle semplici violazioni di domicilio, ai microfurti, alle ricettazioni.
«A Milano facendo così erano riusciti a far chiudere il parco Sempione» dice un giovane uomo proponendo una soluzione manu militari. «Bisogna fare vivere il parco. Qui una volta c’erano i giochi per i bambini. Li hanno tolti. Qui un tempo ci venivano i runner, ora qui non corre più nessuno. Bisogna organizzare eventi, manifestazioni sportive» gli fa eco un signore che potrebbe avere il doppio dei suoi anni.
Bisogna risolvere il problema chiedono in coro. E bisogna dare una mano anche a quella ragazza per la quale il Tarello probabilmente è un girone infernale proprio come lo è per chi il Tarello lo guarda dall’alto, forse anche un po’ di più.


