Referendum sulla giustizia, urne aperte fino alle 15

Seconda giornata di voto: i bresciani sono chiamati a esprimersi sulla riforma costituzionale voluta dal governo Meloni. L’affluenza
Una scheda per la votazione - Foto Giovanni Benini/Neg © www.giornaledibrescia.it
Una scheda per la votazione - Foto Giovanni Benini/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Si apre alle 7 di stamattina – per chiudersi alle 15 – la seconda giornata di voto per il referendum sulla giustizia, che chiama alle urne italiani e bresciani per esprimere il proprio parere sulla riforma costituzionale della giustizia voluta dal governo Meloni e approvata dal Parlamento a ottobre 2025.

Tra Brescia e provincia sono oltre 950 mila persone maggiorenni che possono votare. Chi si esprime a favore del «Sì» vuole confermare la riforma e consentirne l’entrata in vigore. Al contrario, votare «No» significa respingerla e mantenere l’attuale assetto della magistratura.

Sul portale del Giornale di Brescia sono disponibili tutti i dati, Comune per Comune.

L’affluenza di ieri

Alla chiusura delle urne domenica sera si parlava già di «affluenza record»: in Italia si è effettivamente superato il 46%, il dato più alto registrato per un referendum su due giorni. Ancora meglio i dati lombardi e bresciani: in Regione i votanti sono stati il 51,69% sul totale, in provincia di Brescia il 52,22%.

In città la percentuale ha raggiunto il 55,54%, mentre i tre Comuni con la più alta affluenza sono stati Collebeato (62,69), Longhena (62,66) e Bovezzo (62,69). A Bovegno l’affluenza più bassa (39,02), seguito da Pertica Alta (41,3) e Treviso Bresciano (42,31).

La riforma

Con la riforma della giustizia è prevista, tra le altre cose, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, oggi appartenenti allo stesso ordine. Chi entra come giudice, resterà giudice per tutta la carriera; chi sceglie di fare il pm non potrà mai diventare giudice (e viceversa). Secondo i sostenitori della riforma, in questo modo si rafforza il principio del «giudice terzo». Per i critici, invece, la separazione delle carriere rompe l'unità della magistratura, che rischia di passare sotto il controllo della politica. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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