Impianto dei rifiuti a Offlaga: in 200 per gridare un compatto «no»
La sua superficie sarebbe pari a 17 piazze San Pietro. O, se si preferisce una comparazione in salsa bresciana, a quattro volte il centro commerciale Elnòs. Un colosso, insomma, il cui impatto sarebbe non indifferente per il territorio. Stiamo parlando dell’impianto di trattamento di rifiuti organici che la società bergamasca Geobet srl vorrebbe realizzare su 42 ettari di fertili campi nella campagna di Offlaga, al confine con Bagnolo Mella. E contro il cui insediamento si sono dati appuntamento oltre 200 persone tra agricoltori ambientalisti, amministratori locali e politici per manifestare la loro contrarietà e far sentire la loro voce.
Il pacifico sit in, bagnato da alcune gocce d’acqua estive, è stato promosso dal neonato comitato «100% Bassa» in stretta sinergia con le Amministrazioni comunali dei Comuni limitrofi, che già nelle scorse settimane, guidati dal primo cittadino offlaghese, Giancarlo Mazza, avevano fatto fronte comune. Una sonora bocciatura, dunque, in attesa che la Provincia, nei cui uffici è depositata la valutazione di impatto ambientale (la prima conferenza dei servizi istruttoria avrò luogo il 30 settembre), esprima il suo parere.
I possibili rischi
«In un territorio già saturo qual è la Bassa bresciana – ha esordito Mazza a nome dei colleghi presenti – un impianto che occupa come 60 campi di calcio e tratta 47 codici differenti di rifiuti appartenenti a nove tipologie diverse di scarti, non serve. Le conseguenze che il suo sorgere genererebbe sul territorio sarebbero devastanti, a partire dalla viabilità. Per questo diciamo “no grazie”».

A sostegno della causa anche il mondo politico e quello agricolo, con Coldiretti e Confagricoltura in prima linea, presenti alla manifestazione con i loro rappresentanti zonali. «Un ettaro coltivato a mais cattura 40 tonnellate l’anno di anidride carbonica e rilascia 20 tonnellate di ossigeno», ha spiegato Paolo Taetti di Coldiretti. Mentre Fausto Nodari di Confagricoltura ha ricordato il rischio «di diffusione di virus e fitopatie» che potrebbero minare allevamenti e colture.
Soddisfazione anche da Dario Selleri, del comitato «100% Bassa»: «Come cittadini ci siamo mossi per un’analisi del progetto, che è disallineato rispetto al “Piano regionale rifiuti” in cui si evidenzia che già la nostra regione ha maggior capacità di conferimento di rifiuti a matrice organica rispetto a quanto prodotto».
Ora la palla passa agli enti competenti, chiamati a raccogliere le istanze prima di emettere il verdetto.
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