Progetto Sebino: a cosa stava lavorando la speleologa intrappolata

Ci sono diversi motivi per cui, anche sabato, gli speleologi del Cai di Lovere, e altri gruppi prima di loro, si trovavano nell’abisso di Bueno Fonteno, dove da due giorni si trova intrappolata Ottavia Piana
Il progetto
Il «Progetto Sebino» infatti è un «progetto di ricerca molto ambizioso che si prefigge, nel corso di un tempo sufficientemente esteso, di impostare e attivare uno studio il più possibile completo cercando di indagare tutti i più rilevanti aspetti scientifici», spiega il portale ufficiale.
Negli anni scorsi infatti una serie di fenomeni naturali, soprattutto la grande portata di alcune sorgenti, e l’esame di alcune doline e forre nella zona di montagna compresa tra i laghi di Iseo e di Endine e che si estende per circa 90 chilometri quadrati nel territorio di una quindicina di comuni bergamaschi, aveva dato la certezza che nel sottosuolo vi fossero degli importanti fenomeni carsici. Un sistema di grotte che si estende per oltre 100 chilometri.
Le prime esplorazioni hanno portato anche alla luce la presenza di specie che si sono adattate all’ambiente ipogeo.
Gli obiettivi
Per questo il «Progetto Sebino» ha il compito di «topografare il mondo ipogeo restituendo mappe il più possibile dettagliate di sviluppo e dimensioni delle cavità, indagare le dinamiche idrologiche e idrogeologiche dei sistemi carsici per descrivere e analizzare il comportamento dei corsi d’acqua sotterranei e delle sorgenti, indagare le dinamiche aerologiche con studio dei flussi di aria in ingresso e uscita dal sistema, per comprendere meglio come si autoregola e indagare gli aspetti biospeleologici per descrivere e analizzare la diversità della comunità faunistica ipogea e cercare di comprenderne meglio i legami in chiave ecologica».
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