Premio nazionale «Fede, speranza e carità»: sul palco 14 coraggiosi
La cosa che accomuna tutti i 14 premiati è quella di aver combattuto e superato un ostacolo per arrivare a esaudire un sogno, riuscendo a diventare anche persone migliori. Il premio nazionale «Fede, speranza e carità» dell’omonima associazione presieduta da Antonello Crucitti, nell’auditorium San Barnaba, ha celebrato l’esempio di Federico Bicelli, Giuseppe Marotta, Vincenzo Gualzelli, Marco Lollobrigida, Alessandro «Spillo» Altobelli, Claudia Ghigna, Parvinder Aoulakh, conosciuta anche come Pinky, Giuseppe Pasini, Giacomo Bertagnolli, Antonio Zappi, Manera Alma, Francesco Repice, Bezzaz Rajae e Francesco Paolo Tronca.
Riconoscimento
«Premiamo persone che ce l’hanno fatta – ha detto Crucitti –, passando da veri e propri tzunami, e che possono testimoniare con le loro esperienze che la forza per andare avanti si può trovare. Sono provenienti da ambiti e si sono distinti dal punto di vista professionale e sociale».
L’idea nasce durante la consegna dei pacchi alimentari dell’associazione alle famiglie bisognose: «Entravo nelle case e la gente sembrava rassegnata – ha raccontato il presidente –, senza forze, senza più voglia di combattere. Come biasimarle. Però ho pensato di dover fare qualcosa e così con mia moglie abbiamo pensato che un premio potesse portare alla luce che le vite anche se difficili possono essere belle».
Le testimonianze
Il primo a salire sul palco per la cerimonia, coordinata dalla direttrice del Giornale di Brescia e di Teletutto Nunzia Vallini, è stato il campione olimpico Federico Bicelli, nato con la spina bifida: «Sono molto orgoglioso di ricevere questo premio nella mia città, spero di poter essere un esempio per tanti giovani che come me si trovano a dover affrontare una difficoltà».
Dopo di lui Giuseppe Marotta, presidente e amministratore delegato dell’Inter: «Nella vita ho avuto molta fortuna e cerco restituirne un po’ impegnandomi nel sociale – ha detto –. Dopo tanti premi legati al calcio, sono contento che questo sia per le cose che provo a fare per i più fragili. Lo sport è divertimento, ma spesso è anche una terapia».
Storie toccanti e umanità
Toccante il racconto di Vincenzo Gualzetti che ha ritirato il premio in memoria della figlia Chiara uccisa brutalmente da un coetaneo il 27 giugno 2021: «La morte di Chiara non ha un senso e non lo avrà mai – ha detto papà Vincenzo che ha perso anche la moglie ed è un malato oncologico – . L’unica cosa che posso fare è combattere perché siano cancellati i benefici premiali concessi, anche a chi si macchia di un crimine così violento, solo perché minorenne». A sostenerlo il giudice Roberto Spanò che ha detto: «Per quello che potrò fare come persona al di là della mia professione, accompagnerò Vincenzo nella sua battaglia».
Sport, sociale, ma anche giornalismo, con Marco Lollobrigida, e diritti con Pinky, la donna sfigurata dal marito che da anni lotta contro la violenza sulle donne.
«Il patrimonio di Brescia non è solo culturale, ma anche umano» ha detto la sindaca Laura Castelletti.
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