Dal 10 al 20 agosto la Comunità Lautari di Pozzolengo celebrerà la 30sima edizione delle «Olimpiadi della Vita», la manifestazione che accompagna il percorso di recupero di centinaia di giovani attraverso lo sport. Il programma della manifestazione è stato presentato a Palazzo Broletto, sede della Provincia di Brescia, dal presidente della Comunità Lautari Andrea Bonomelli, alla presenza del presidente della Provincia Emanuele Moraschini. L’evento è patrocinato dalla Provincia di Brescia e dal Comune di Pozzolengo.
La manifestazione
L’evento, che durerà dieci giorni, si terrà nella tenuta di Borgo La Caccia, sulle colline moreniche del Garda. Saranno circa 300 partecipanti, provenienti dalle comunità Lautari di Pozzolengo, Bedizzole, Como, Pordenone, Roma e Firenze. Le ragazze e i ragazzi impegnati in un percorso di uscita dalle dipendenze si confronteranno in tornei di calcio maschile e femminile, pallavolo, padel, biliardo, ciclismo, nuoto, atletica e nelle tradizionali maratone di 21 e 32 chilometri. Ma ci saranno anche spettacoli ed eventi serali.
Al termine delle competizioni, i vincitori delle diverse discipline avranno l'opportunità di partecipare alla Maratona di Marrakech. A portare il sostegno della Provincia è stato il presidente Emanuele Moraschini: «Il trentennale della Comunità Lautari è un passaggio importante per il nostro territorio. In questi anni la comunità ha costruito un modello educativo solido, fondato su lavoro, disciplina e responsabilità: un percorso che restituisce autonomia e futuro a chi affronta momenti di fragilità. Le Olimpiadi della Vita rendono visibile questo impegno: raccontano la fatica, la costanza e la capacità di rimettere ordine nella propria vita. Sono valori che parlano alla comunità intera e che ricordano quanto sia decisivo il ruolo delle reti educative. La Provincia di Brescia sostiene realtà che generano coesione sociale e che, come Lautari, trasformano la vulnerabilità in possibilità. Ringrazio il presidente Andrea Bonomelli, gli operatori, i volontari e gli ospiti per il lavoro quotidiano che svolgono a beneficio del territorio».
Sport e rinascita
«Lo sport è un veicolo potente che si rivolge a tutti senza distinzioni, parla un linguaggio universale e promuove valori fondamentali come il merito, l'impegno, il sacrificio, la passione e la determinazione – spiega il presidente della Comunità Lautari e presidente nazionale Giovani Agci, Andrea Bonomelli –. Per noi è motivo di speranza poter celebrare questi giochi. La sana competizione aiuta ragazzi e ragazze a ritrovare la voglia di vivere e infonde loro la forza per uscire dalla strettoia in cui si sono infilati».
Aggiunge Marta Gurrieri, psicoterapeuta e responsabile terapeutico: «Le Olimpiadi rappresentano ogni anno un momento importante per la nostra comunità, non soltanto dal punto di vista sportivo. Lo sport è uno degli strumenti essenziali del percorso riabilitativo: significa imparare a confrontarsi in modo sano, mettersi alla prova, provare ad andare oltre i propri limiti fisici, allenando i muscoli ma, insieme, anche la testa. C’è però un altro aspetto, forse meno immediato, che considero altrettanto importante: imparare nuovamente a divertirsi, a vivere il tempo libero e persino ad accettare la noia. Per chi affronta un percorso di uscita dalla dipendenza, riuscire a stare anche dentro momenti della giornata che non sono rigidamente organizzati è una conquista. Una delle difficoltà che possono favorire la ricaduta è proprio quella di trovarsi davanti a un tempo vuoto e non sapere come riempirlo».
«Per questo anche il gioco – continua –, lo stare insieme, il divertimento e la capacità di gestire il proprio tempo diventano parte del lavoro educativo e riabilitativo che portiamo avanti quotidianamente. Quest’anno sono poi particolarmente contenta del tema scelto dai ragazzi. Noi supervisioniamo e li accompagniamo, ma sono loro a costruire e dare forma alle Olimpiadi. Hanno deciso di ispirarsi all’antica Grecia, un tema che si sposa molto bene con l’architettura del nostro borgo e che soprattutto si presta a molte interpretazioni filosofiche della vita, molto vicine al percorso che viene compiuto qui. Il motto scelto è “gnōthi seautón”, “conosci te stesso”. Ed è, in fondo, il filo rosso del nostro percorso di comunità. L’obiettivo non è tornare a essere la persona che si era prima della droga, quasi si potesse semplicemente riavvolgere il nastro. È imparare a conoscere se stessi, riconoscere le proprie caratteristiche, le proprie fragilità e le proprie risorse, per poi riuscire a utilizzarle nella costruzione di una vita senza sostanze. Per le Olimpiadi il borgo sarà addobbato a festa e trasformato idealmente in un piccolo angolo di antica Grecia. È una scelta che mi piace molto perché non sarà soltanto una scenografia: dentro quel tema c’è qualcosa che racconta profondamente il nostro stile educativo e il senso stesso del percorso che i ragazzi stanno affrontando».



