Polichetti: «Voglio mettermi al servizio del territorio»

I sindaci avranno tutti il suo numero di telefono e potranno chiamarlo ogni volta lo riterranno opportuno
Andrea Polichetti sarà il nuovo prefetto © www.giornaledibrescia.it
Andrea Polichetti sarà il nuovo prefetto © www.giornaledibrescia.it
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Sorridente, garbato, attento, molto meticoloso nel mantenere il giusto rapporto con ogni interlocutore, in particolare con i sindaci, che hanno tutti il suo numero di telefono e possono chiamarlo ogni volta lo ritengano opportuno. A Como, da dove arriva, Andrea Polichetti, nuovo prefetto di Brescia, lo descrivono così.

Mai una parola fuori posto, un gesto sopra le righe, particolarmente vicino alle comunità, specialmente i paesi più piccoli, che visita spesso.

Prefetto, come mai tanto riguardo per i Comuni?

Beh, averli a cuore credo sia nelle corde di ogni prefetto. Io ammetto di esser particolarmente sensibile alle problematiche dei paesi più piccoli, quelle comunità che dispongono di pochi mezzi e che perciò hanno più bisogno di sentir vicino lo Stato.

È mai stato a Brescia?

Certo. Vi ho anche lavorato, un mese, nel 2006. Allora ero funzionario alla prefettura di Latina e venni un mese, per sostituire la collega Lorella Masoero che altrimenti non avrebbe potuto andare in ferie.

Quali ricordi ha?

Era estate, come oggi, pieno agosto. In ufficio eravamo in pochi, con la prefetta Teresa Cortellessa Dell’Orco però molto presente. La città era bella, ma deserta, i viali ampi assolatissimi.

Non è più tornato?

Per la verità sono stato anche di recente, da turista, con la famiglia, lo scorso ponte del 25 aprile, apprezzandone la vivacità e la vivibilità.

Fino al 31 agosto sarà in servizio a Como.

Sì. Poi però inizierò subito, incontrando collaboratori, rappresentanti istituzionali, i sindaci, ovviamente, ma anche il mondo associativo e quello produttivo.

Non starà chiuso in ufficio.

Assolutamente no. Non è nel mio carattere e poi credo che oggi uscire sia un dovere vero e proprio. Con contesti sociali in continua trasformazione, il dinamismo per le istituzioni è un obbligo.

Glielo anticipiamo: tra i temi che troverà sul tavolo ci sarà senz’altro quello della sicurezza.

Capisco. E voglio essere chiaro: quello della sicurezza pubblica è un tema che mi sta a cuore, anche perché nel corso degli anni si è modificato.

Ci spieghi meglio.

Trenta o vent’anni fa eravamo attenti unicamente al dato, ai numeri, ora invece occorre sensibilità anche per il percepito. Vale per alcuni reati - quelli che un tempo venivano definiti dalle autorità di ordine pubblico «bagatellari», cioè di poco conto, mentre risultano particolarmente odiosi, come il borseggio o lo scippo o le risse - ma anche per altri ambiti.

Quali?

La sicurezza ambientale. E quella stradale. Una strada merita intervento pure in assenza di incidenti se i cittadini per la poca illuminazione o le condizioni pessime dell’asfalto la considerano pericolosa.

Il prefetto allora non è un funzionario fuori dal tempo.

Tutt’altro. Proprio stando a contatto dei cittadini siamo consapevoli di quanto importante sia stare al passo. Anche in tema di servizi da erogare.

La prima cosa che farà da settembre, quando si insedierà ufficialmente?

Semplice: ascolterò. Perché saper ascoltare è necessario per realizzare l’unica cosa che alla fine per un funzionario pubblico veramente conta: mettersi al servizio. 

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