Laganà: «A Brescia ho vissuto un’esperienza molto positiva»

La prefetta da settembre ricoprirà il ruolo di nuovo direttore dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata
La prefetta Maria Rosaria Laganà - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
La prefetta Maria Rosaria Laganà - Foto Gabriele Strada/Neg © www.giornaledibrescia.it
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Maria Rosaria Laganà a Brescia ci tornerà da turista («perché non sono riuscita a visitarla in tutta la sua bellezza»), ma anche per mantenere quei legami che in questi quasi tre anni da prefetta è riuscita a creare: «È una mia consuetudine – dice – ritrovare le belle persone che incontro nelle città dove opero, com’è successo a Treviso prima o a Pordenone. Anche a Brescia continuerò a coltivare le amicizie che sono nate in questo periodo della mia vita». Un periodo intenso, «in una provincia molto impegnativa, che mi ha dato anche grandi soddisfazioni», che l’ha catapultata ai vertici dell’amministrazione dello Stato, per ricoprire da settembre il ruolo di nuovo direttore dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, incarico di prestigio affidatole dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Prefetto, che bilancio trae di questi anni a Brescia?

Un bilancio assolutamente positivo, anche se non ho avuto il tempo ancora di tracciarlo. Il nuovo incarico mi è giunto in maniera assolutamente inaspettata, con pochissimo preavviso. A Brescia però sono stata bene e ho trovato grande collaborazione. Ho scoperto una provincia che non conoscevo, una città che non conoscevo e che mi ha riservato delle belle sorprese. È stato un periodo impegnativo, ma anche ricco di soddisfazioni. Credo che a Brescia si lavori bene da tanti punti di vista: c’è un alto senso delle istituzioni, non mancano alcune cose che possono essere migliorate, ma la grande solidarietà e il grande orgoglio di questo territorio a fare bene e fare presto, per chi come me ricopre un ruolo che spesso richiede di prendere decisioni e trovare soluzioni ai problemi, è stato assolutamente utile e appagante.

Che cosa cambierebbe?

Cambiare è una presunzione, ovviamente. Lo dico con grande affetto. La provincia di Brescia è una terra di eccellenze sul piano economico, sul piano sociale e per la qualità dei servizi. I bresciani hanno questa consapevolezza e alcune volte hanno la tendenza a sentirsi autosufficienti. Si può anche essere autosufficienti, ma bisogna anche molto aprirsi. Solo vivendoci riesci a scoprire tutte le qualità di Brescia e invece bisognerebbe che si facesse conoscere senza necessariamente dover stare qui due anni. Quindi questo raccontarsi bene, fare squadra anche oltre i confini della provincia, anche se poi i bresciani hanno le capacità di potercela fare da soli in tantissime cose. Per esempio, non mi aspettavo una città così bella dal punto di vista architettonico. Appena ho avuto questa nomina, come al solito sono stata inondata di messaggi che mi dicevano di una città laboriosissima, la città del tondino, cose così, assolutamente vere, verissime, ma nessuno parlava della bellezza di questa città, del livello culturale di cui ho avuto anche la riprova da parte di alcuni amici che sono venuti a trovarmi. Ecco perché dico che Brescia ha bisogno che si racconti molto. Molto è stato fatto devo dire con Capitale della Cultura e mi fa piacere. Mi auguro che questo prosegua, perché veramente è una città che merita di essere conosciuta in tutti i suoi angoli. Io stessa non ho avuto la possibilità di visitarla tutta, ma siccome sono veronese d’adozione Brescia rimarrà nei radar.

Nei suoi anni bresciani si è occupata di criminalità organizzata.

È un territorio ricco e che come tanti nel Nord è preso di mira dalle organizzazioni criminali, che hanno modificato il loro modo di agire. Hanno trovato nuove strade. La grande attenzione sul territorio è stata uno dei punti fondamentali dell’attività della prefettura, delle forze dell’ordine, ma credo anche, e questa è un’altra mia sollecitazione, mi permetto di dire, ancor di più anche da parte delle associazioni di categoria e della società civile, perché la legalità va perseguita a 360 gradi. Siccome si tratta di prevenire, credo che la grande sfida sia quello di preservare questo territorio attraverso le sentinelle di questo territorio che sono le associazioni di categoria, i sindacati i lavoratori, la parte sana dell’economia, nella consapevolezza che mantenere un territorio sano, a parte l’operosità e la genialità sul piano imprenditoriale, che restano, va salvaguardato contro le aggressioni della criminalità, che non vengono per mantenere queste eccellenze, ma per sfruttarle.

E adesso un incarico di prestigio all’Agenzia.

È notorio che non amo declinare al femminile gli incarichi, ma lo dico per le donne: la prima donna a guidare l’agenzia, mi sembra una cosa bella da rivendicare. Ci ho lavorato dal 2011 al 2014 e l’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati era stata costituita nel 2010. Eravamo veramente pochissime persone, con tante difficoltà. Molte cose sono cambiate, oggi si è strutturata con un organico importante ed è una sfida che mi stimola. Ho lasciato quell’esperienza che mi ha dato grande soddisfazioni ed è un ritorno inaspettato che mi fa molto piacere. Una sfida importante nella lotta alla criminalità perché quando aggredisci un patrimonio, la vera sfida poi è farlo fruttare, mantenerlo, farlo diventare una fonte di ricchezza per la società civile. Questo in alcuni territori è più facile: nel bresciano abbiamo tanti casi nei vari comuni di immobili confiscati e poi riutilizzati in modo molto positivo. In altri contesti è più complicato per una serie di ragioni. La vera sfida sarà cambiare in alcune regioni le modalità di utilizzo di questo patrimonio ingente che è frutto del lavoro delle forze dell’ordine, della magistratura.

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