Ha scatenato commenti indignati e polemiche tra alcuni lettori la condivisione, sulla pagina Facebook del Giornale di Brescia, dell’articolo «Al Capirola debutta l’app per ordinare la merenda in classe», dedicato a un nuovo servizio che presto coinvolgerà gli oltre 1500 studenti dell’istituto di Leno e Ghedi. Reazioni, in alcuni casi scomposte e sopra le righe, che sono figlie di un fraintendimento di base, causato dal riferimento nel sommario (che su Facebook diventa il testo di accompagnamento del link) ai 100mila euro totali dell’investimento, che – come era invece ben spiegato all’interno dell’articolo – non comprende certo solo un’app.
Un bar, non solo un’app
I fondi stanziati sono stati investiti nella realizzazione di un bar nella sede di Leno, mentre per gli studenti del plesso di Ghedi sarà attivato un servizio catering. L’accostamento superficiale di titolo e sommario, però, ha generato un fraintendimento e le polemiche nei commenti. L’app non ha nulla a che fare con i 100mila euro, anzi: oltre ad essere messa a disposizione gratuitamente, sarà necessaria per evitare sovraffollamento nel locale bar.
Capita molto spesso che gli utenti dei social si limitino alla lettura di titolo e sommario, senza comprendere le notizie proprio perché non leggono gli articoli nella loro interezza, e inciampino in commenti fuori luogo o basati su gravi inesattezze. Da parte nostra, ci scusiamo per non essere stati più espliciti e completi nel sommario, anche per ragioni di spazio e di numero di caratteri consentito nell’ingombro grafico, causando – di certo senza volerlo – un accostamento fuorviante. Abbiamo provveduto a sostituire il sommario con una versione a prova di equivoci e, si conseguenza, abbiamo aggiornato anche il testo di accompagnamento al post su Facebook.
Il commento del preside
Riportiamo di seguito il commento alla vicenda del preside dell’istituto Capirola, il prof. Gianmarco Martelloni, che replica alle critiche. «Mi segnalano, purtroppo solo a un mese di distanza, alcuni incredibili commenti a questo articolo. Se ci si fosse degnati di leggerlo, anziché limitarsi al titolo, si sarebbe fatta una scoperta: l’investimento riguarda la realizzazione degli spazi, l’adeguamento igienico ed edilizio, l’acquisto degli arredi, dei frigoriferi ecc. per i locali destinati al bar interno. Il nostro istituto, frequentato da 1.500 studenti, era uno dei pochissimi della provincia di Brescia a non avere uno spazio e un servizio simile, con tutti i disagi che ciò comportava ai ragazzi, e dopo cinquanta anni finalmente ci sarà.
L’idea che un Consiglio di Istituto possa aver deliberato di investire risorse importanti per una semplicissima app (che invece sarà fornita - gratuitamente - da chi vincerà l’appalto per la gestione del bar) è a dir poco surreale. Tale app sarà solo una possibilità in più, per razionalizzare i tempi, le consegne e soprattutto scongiurare il rischio di un’affluenza troppo alta in occasione degli intervalli, con tutto ciò che può comportare in termini di sicurezza per gli studenti e il personale - tutto qui. Era un dettaglio tutto sommato secondario (e gratuito), è diventato l’aspetto fondamentale e apparentemente pure costosissimo.
Si tirano in ballo parcheggi, carta igienica, inclusione, bullismo, addirittura una presunta “povertà morale”, si insinua che stiamo facendo “un affare” e si dice addirittura che “il Capirola è caduto così in basso” con una sconcertante facilità - che in alcuni casi fa pensare persino all’illecito penale della diffamazione aggravata, che sarà valutato da chi di dovere.
A scuola cerchiamo di insegnare anche a maneggiare i social network in modo responsabile, tra le altre cose, il che comporta, ad esempio, non mettere per iscritto pesantissime accuse infondate e diffamatorie nei confronti di chi lavora per la propria comunità. E leggere un articolo, prima di commentarlo».



