A Brescia c’è una «piccola Venezia»: è il quartiere di San Bartolomeo

Acqua e ferro ne hanno fatto un luogo a forte vocazione siderurgica. Sul territorio operano ancora oggi diverse aziende moderne
  • Il quartiere San Bartolomeo di Brescia
    Il quartiere San Bartolomeo di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
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Due elementi, acqua e ferro, che hanno fatto di San Bartolomeo un luogo a forte vocazione siderurgica. Al punto da essere soprannominato il «quartiere del ferro» o la «piccola Venezia», come si sente dire in giro ancora da qualche abitante.

Identità del quartiere

Qui la presenza di due canali artificiali, il Bova e il Grande, che derivano dal Mella, ha favorito l’insediamento di opifici, frantoi, magli per la lavorazione del ferro e del rame, e concerie di pellami di cui restano tuttora testimonianze significative.

Nel corso del tempo queste hanno lasciato spazio a industrie più moderne come la Ori Martin che produce oltre 200 tipi di acciai speciali destinati a differenti applicazioni industriali. L’azienda inoltre recupera calore di scarto dai forni elettrici dello stabilimento siderurgico per alimentare la rete di teleriscaldamento cittadina gestita da A2A: «Fondata nel 1933 l’acciaieria a forno elettrico è tra le storiche del quartiere», sottolinea la presidente del quartiere Paola Rocca.

Specializzata nella progettazione e creazione di macchine transfert è invece la Buffoli Transfer che nel 2024 ha esportato oltre il 70% della propria produzione, soprattutto in Nord Europa e Nord America. Nel settore sanitario opera la Clerici, azienda bresciana leader nella produzione di impianti idrotermosanitari e arredobagno. Di energia, elettronica e illuminazione se ne occupa la Palazzoli, che nel 2024 ha compiuto 120 anni di attività. Sul fronte sport infine troviamo la Mico Sport che produce, dagli anni Settanta, abbigliamento tecnico sportivo. 

All’aperto

A San Bartolomeo il tessuto industriale si intreccia con gli spazi verdi: «A nord di via Delle Gabbiane c’è il polmone verde del quartiere: parco Giovanni Marcolini che è collegato tramite un ponte al parco Ori Martin – spiega Rocca –. Quest’ultimo è stato fortemente voluto dall’azienda e rientra in un più ampio programma di mitigazione dell’impatto ambientale». 

Il parco Ori Martin - © www.giornaledibrescia.it
Il parco Ori Martin - © www.giornaledibrescia.it

Ai margini del quartiere troviamo il parco Blu (a sud) «che è in fase di riqualificazione» e parco Locatelli (a nord), in via Federico Palazzoli: «Entrambi sono sfruttati dalle famiglie e dai loro piccoli». 

Tra cultura e istruzione

Sulla scena culturale domina il Musil, il museo del ferro, all’interno del quale sono conservate oltre 2mila macchine, apparecchiature e strumenti del settore industriale. La sua posizione periferica tuttavia «lo rende un luogo poco frequentato, oltre che sottovalutato», commenta la presidente. 

Il Museo del ferro di Brescia - © www.giornaledibrescia.it
Il Museo del ferro di Brescia - © www.giornaledibrescia.it

Particolarmente ricco invece il comparto scolastico. Il quartiere ospita un importante polo «che comprende il liceo artistico Olivieri, l’istituto superiore Tartaglia-OIivieri e il tecnico-commerciale Abba-Ballini. Troviamo anche il liceo Guido Carli e la scuola dell’infanzia Mirella Ingranata». 

Vita sociale e religiosa

La vita religiosa ruota intorno a due realtà: da un lato c’è la parrocchia di San Bartolomeo «che offre iniziative di vario genere a tutte le fasce di età»; dall’altro troviamo il seminario diocesano di Brescia, «presente sul territorio dal 2011, che offre corsi di formazione sacerdotale e serate di spiritualità».

L'ingresso del Seminario diocesano a Mompiano - © www.giornaledibrescia.it
L'ingresso del Seminario diocesano a Mompiano - © www.giornaledibrescia.it

«Le realtà – prosegue Paola Rocca –, insieme a Camminando Insieme che opera a favore degli anziani e Co.di.sa per l’Ambiente, fanno capo al Punto di Comunità che coordina le attività e promuove iniziative sociali». 

Criticità

Non mancano le criticità. La principale riguarda la carenza di luoghi di aggregazione e vita commerciale. «Ci sono pochi bar, qualche negozio e un supermercato, per il resto è una gran desolazione». Problemi anche in tema di viabilità: «nelle vie Del Gallo, Ferrini e Campane il limite dei 30 chilometri orari non è rispettato, causando pericoli e incidenti».

Infine c’è la questione delle abitazioni abbandonate nell’ex villaggio degli esuli istriani e dalmati: «Negli anni Cinquanta c'era stato il primo insediamento abitativo, dettato dall’esigenza di trovare una sistemazione – chiosa la presidente –. Oggi però diverse strutture, gestite dal Comune, sono abbandonate». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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