Cronaca

Pesca sul lago di Garda, il Wwf chiede più trasparenza e maggiori dati

Si dovrebbe ampliare il monitoraggio ad altri fattori che incidono sull’ecosistema lacustre, dalle specie invasive come siluro e gambero della Louisiana fino allo stato di salute dei canneti
Alice Scalfi
Il porto di Desenzano - © www.giornaledibrescia.it
Il porto di Desenzano - © www.giornaledibrescia.it

Il Garda non è «un negozio di pesce». E la gestione del lago non può ridursi a una questione di immissioni e quantità da pescare. A poche settimane dall’insediamento ufficiale della nuova Consulta interregionale per la pesca sul Garda, il Wwf Bergamo-Brescia entra nel dibattito sul progetto «Biomassa del Garda» chiedendo più trasparenza e maggiori dati scientifici.

La Consulta, nata dal protocollo sottoscritto nel 2024 da Lombardia, Veneto e Provincia autonoma di Trento, riunisce istituzioni, pescatori professionali e sportivi, associazioni ambientaliste ed esperti con il compito di formulare proposte e pareri sulla gestione della pesca e sulla tutela del patrimonio ittico gardesano. Il progetto regionale punta a studiare la consistenza delle biomasse ittiche del lago e ad aggiornare le strategie di gestione della pesca.

«Il lago di Garda è un ecosistema fortemente antropizzato da secoli – osserva Paolo Zanollo, referente Wwf per Brescia –. Non tornerà mai vergine. La gestione ittica deve quindi essere pragmatica e basata su evidenze, non su ideologia».

Le richieste

Nel documento inviato alla Regione dopo la Consulta del 16 aprile, il Wwf precisa di non essere contrario alla pesca professionale o sportiva, ma «la parola d’ordine deve essere regolamentare, non vietare», scrive l’associazione che chiede una gestione costruita su dati scientifici solidi e su una visione di lungo periodo. Tra i punti più critici c’è la richiesta di deroga per l’immissione del coregone, considerata «prematura» in assenza di dati chiari sulla compatibilità con il carpione del Garda, specie endemica inserita nella Lista rossa Iucn.

Secondo il Wwf, il progetto dovrebbe ampliare il monitoraggio ad altri fattori che incidono sull’ecosistema lacustre, dalle specie invasive come siluro e gambero della Louisiana fino allo stato di salute dei canneti. Nel documento si parla anche delle reti utilizzate per il contenimento del siluro. Il timore espresso dall’associazione è che possano intrappolare anche grandi esemplari riproduttori di luccio e trota, fondamentali – sostiene il Wwf – per l’equilibrio della fauna ittica e per la stessa economia del lago.

Tra le richieste avanzate c’è infine quella di coinvolgere in modo strutturale le associazioni ambientaliste nelle attività di studio e monitoraggio sul carpione, simbolo della biodiversità gardesana. «La gestione del lago – conclude Zanollo – deve tenere insieme ambiente, pesca e attività economiche. Senza biodiversità sana, però, non ci sarà più nemmeno pesce da catturare».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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