Trota marmorata, luccio e tinca: le nuove semine nel lago d’Iseo

Veronica Massussi
Regione Lombardia prosegue il ripopolamento del Sebino, mentre si punta a rafforzare la tutela della biodiversità e il progetto di contenimento dei predatori
Incubate 60mila uova di trota marmorata - © www.giornaledibrescia.it
Incubate 60mila uova di trota marmorata - © www.giornaledibrescia.it
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Trota marmorata, luccio e tinca sono le prossime «Semine» ittiche che verranno effettuate nel lago d’Iseo dopo i cinque milioni di larve di coregone distribuiti tra l’11 e il 13 febbraio 2026 tra basso e alto lago nelle province di Brescia e Bergamo. I dati sono forniti dalla Regione Lombardia titolare dell’incubatoio di Clusane d’Iseo dove sono state incubate 60 mila uova di trota marmorata, acquistate altrove e fatte crescere sul Sebino.

Questa campagna è in atto da quattro anni e dà ottimi risultati e soddisfazione soprattutto da parte di pescatori. Sempre tra marzo e aprile proseguirà la campagna del luccio che invece è, come quella del coregone, prelevato dal lago, spremuto per recuperare le uova poi incubate e fatte crescere nelle campane dell’incubatoio, gestito da Habitat 2.0. Da metà giugno partirà quella della tinca, specie apprezzata ed attesa dal lago d’Iseo per via del suo utilizzo gastronomico, soprattutto a Clusane d’Iseo.

I milioni di pesci immessi nel lago, alimentano però, di contro, anche i predatori come il siluro, il cui impatto continua ad essere significativo. Anche qui la Regione Lombardia sta portando avanti un progetto di contenimento che si avvale della consulenza del comitato tecnico scientifico della Riserva Naturale Torbiere del Sebino, dei pescatori professionisti, oltre ad alcune associazioni tra cui il Gruppo Sommozzatori Iseo. Nel 2023, l’incubatoio di Clusane aveva fatto crescere anche gli agoni di lago, le più conosciute sardine, sperimentazione che per ora è sospesa.

Obiettivi

Per aumentare la biodiversità lacustre, visto il calo vertiginoso delle specie autoctone, a Clusane d’Iseo ed in alcune zone della Riserva sono stati realizzati dei «letti di frega» per le aole o alborelle, altro pesce che era in via di scomparsa nel Sebino e la cui pesca è vietata già da parecchi anni, per favorirne il ripopolamento.

Per quanto riguarda la sardina o agone di lago, sta per terminare il periodo dedicato all’essiccazione del pesce, una pratica squisitamente montisolana ed invernale e che ha permesso di ottenere il riconoscimento di «Presidio Slow Food». Sulle rive del lago, da gennaio a fine febbraio, poi dipende sempre dalle temperature, le sardine pescate vengono appese al sole ed all’aria fresca, acquisiscono una sapidità ed una salinità che le rende uniche, tipiche di questo luogo, ricercate ed apprezzate da molti gourmet.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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