In provincia di Brescia gli istituti tecnici sorpassano i licei per percentuale di iscritti. È la fotografia della Fondazione Adapt, che certifica come nel nostro territorio questo tipo di scuole vengano scelte dal 42% degli studenti. I licei, invece, sembrano perdere terreno.
I licei perdono terreno e i tecnici sorpassano classico e scientifico. Dirigente, perché questo sorpasso?
Siamo una provincia operosa e concreta: pesano il periodo più breve di studi e l’inserimento lavorativo. In più la composizione socioeconomica più fragile non invoglia i ragazzi ad intraprendere un percorso di studi più lungo e più difficile da sostenere. Un figliolo che studia costa e va sostenuto più a lungo.
Però molti ragazzi, purtroppo non tutti, scelgono autonomamente il percorso scolastico...
Spiace constatare questa scelta perché crediamo che un livello più alto sia perseguibile. Ce lo chiede anche l’Unione Europea.
È vero che il tecnico non preclude un percorso universitario anche se, con l’introduzione del 4+2 non credo che dopo i due anni di Istituto tecnico superiore saranno in molti a iscriversi all’università. E la provincia ne soffrirà.

Perché il liceo ha perso appeal a Brescia?
Per i ragazzi è un investimento in termini di intensità e lunghezza del percorso. Guardando fuori dal portone dell’Arnaldo vedo tanti ragazzi, non tutti sia chiaro, che cercano soluzioni pronto uso.
La filiera liceale richiede un investimento che mi pare sia démodé in termini di tempo e impegno. L’attenzione si è spostata verso un’istruzione più operativa soprattutto per le maggiori difficoltà economiche e l’incertezza globale. Una scelta miope che non risponde alle esigenze di questi tempi
Perché? Qual è oggi il valore aggiunto di un percorso liceale?
Le competenze astratte e profonde che acquisisce un liceale non sono sostituibili con l’Intelligenza artificiale.
Credo che professionalità più operative possano essere sostituite dalle macchine, dall’automazione. L’Humanitas lo è meno, i sentimenti, il pensiero, la profondità lo è meno.




