Per il referendum oltre 500mila firme, sfida tra i comitati

Pd-M5s e Avs, è «un segnale forte». Incognita sui ricorsi. Nordio: «Inutili»
Quorum raggiunto - © www.giornaledibrescia.it
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Quorum superato. La raccolta di firme popolari per il referendum sulla giustizia raggiunge e oltrepassa le 500 mila sottoscrizioni necessarie per il deposito in Cassazione. Esulta il comitato di 15 avvocati e giuristi che ha lanciato l'iniziativa.

«Continuiamo a raccogliere firme e dimostriamo anche coi numeri la forza delle ragioni del voto No», dichiarano i promotori. Entusiasmo diffuso anche tra le file dei partiti che sostengono la raccolta. Pd, M5S e Avs sottolineano il «segnale dirompente» e continuano a battere su una campagna per il no «a difesa della Costituzione».

Mentre cresce l'attesa per il 27 gennaio, quando il Tar si esprimerà sul ricorso del «comitato dei 15» contro la decisione del governo di fissare la consultazione il 22-23 marzo. I fari sono dunque puntati sull'udienza collegiale del Tribunale amministrativo del Lazio. Intanto, le posizioni restano invariate. Da una parte, il «comitato firme» e le opposizioni.

Secondo cui il governo non ha rispettato la prassi costituzionale fissando la data prima della scadenza del termine per la raccolta delle sottoscrizioni. In Aula, il campo largo insiste: «Hanno paura». E chiede un'informativa all'esecutivo, invitando la premier Meloni a posticipare la consultazione. Dall'altra parte, i comitati per il sì - che preparano la controffensiva al Tar - e il governo. Convinto che l'interpretazione stretta della legge del 1970 - alla base della decisione sulla data - sia inattaccabile. Il vicepremier Antonio Tajani considera «pretestuosa» la polemica. Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio «il ricorso è inutile». E resta «in fiduciosa attesa» del 27. Ma la battaglia potrebbe non concludersi lì.

Il 30 gennaio scadrà il termine per la raccolta popolare, poi si attenderà la Cassazione, chiamata a mettere il timbro o meno sulla regolarità dell'iniziativa. L'Ufficio per i referendum, però, sarebbe chiamato a esprimersi anche sul quesito. Scegliendo uno tra i due eventualmente in corsa. Il quesito presentato dai parlamentari e quello del comitato. Il primo si riferisce sinteticamente alla rubrica della legge costituzionale, il secondo indica anche gli articoli della Costituzione modificati.

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