Un fenomeno «epocale», da gestire assumendosi una responsabiltà altrettanto epocale. Perché i migranti morti in mare sono «vittime di decisioni mancate». Da Lampedusa, dove tredici anni fa papa Francesco compì il primo viaggio del suo pontificato, il suo successore Leone XIV oggi ha mandato un messaggio alle istituzioni del Vecchio continente, affinché si facciano carico del fenomeno migratorio «in modo organico».
Il Papa è arrivato sull’isola questa mattina: prima ha deposto una corona di fiori e pregato al cimitero di Lampedusa, dove sono sepolti diversi migranti senza nome morti in mare, poi si è recato alla «Porta d’Europa», il monumento dedicato a chi attraversa il mare per raggiungere il continente europeo. E infine ha celebrato messa allo stadio, dove è stato accolto da oltre 4mila fedeli.
L’appello all’Europa
È qui che il Pontefice ha rivolto la sua esortazione ai governanti: «Da questo estremo lembo d'Europa nel Mediterraneo – ha detto – si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. L'Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l'Europa è in grado di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo per accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e nello stesso tempo lavorare per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare».
Accoglienza
Leone XIV ha anche ringraziato gli abitanti di Lampedusa «per la prossimità» esercitata negli anni nei confronti dei migranti sbarcati sull’isola: «Tra voi è l’amore a essersi organizzato, quell’amore di cui la compassione, che vede il fratello in mare, è come il primo fremito, la chiamata profonda a osare ciò che mai avreste pensato».
Il Papa ha poi salutato i migranti presenti sull’isola: loro stessi, ha detto, «non hanno soltanto ricevuto ma molte volte esercitato la loro solidarietà nel viaggio, come poveri che aiutano i più poveri. Grazie, fratelli e sorelle, – ha aggiunto il Ponterfice – perché non c’è niente di scontato nel vostro farvi prossimi, niente di automatico».
«Decisioni mancate»
E proprio alla scelta di «farsi prossimi» a chi attraversa il mare, papa Leone XIV ha dedicato un’ultima riflessione: «L'amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni. C'è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate».
Pesa anche l’indifferenza: «Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l'idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all'elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di “passare oltre”».
L’invito finale del Papa è invece ad abbracciare uno sguardo diverso: «Non lasciamoci vincere dalla paura».



