Cronaca

La partita, il coma, la giustizia a metà: 21 anni fa il pestaggio di Scaroni

L’ultras del Brescia, di Castenedolo, fu picchiato con un manganello al contrario dalla Polizia alla stazione di Verona: la ricostruzione di un calvario fisico e morale
Paolo Scaroni nel 2013
Paolo Scaroni nel 2013

Che Paolo Scaroni sia stato picchiato dalla Polizia alla stazione ferroviaria di Verona è un fatto accertato. Ma chi sia stato, nello specifico, per la Giustizia resta ancora un mistero. Sono trascorsi 21 anni da quel giorno in cui la vita dell’ultras del Brescia venne completamente stravolta. Era il 24 settembre del 2005 quando l’uomo di Castenedolo – allora 29enne – fu pestato dopo una partita tra Hellas e Brescia. Dopo due mesi di coma, si svegliò senza ricordare nulla del passato, diventando poi invalido al 100%. 

Cosa accadde

Quel 24 settembre Scaroni, come molti altri tifosi del Brescia, era andato a Verona per assistere alla partita. Al termine dell’incontro, nella stazione ferroviaria, avvenne il fatto che gli avrebbe cambiato per sempre la vita. La dinamica non venne chiarita nell’immediato: da una parte i tifosi bresciani accusarono alcuni agenti di aver picchiato Scaroni e altri sostennero di essere stati a loro volta colpiti dalla Polizia; dall’altra il questore di Verona sostenne che la ferita alla testa fosse compatibile con l’impatto di un sasso, respingendo l’ipotesi di un pestaggio.

Scaroni venne operato alla testa e rimase per due mesi in coma. Intanto la Procura di Verona aprì un fascicolo per ricostruire quanto accaduto, inizialmente a carico di persone da identificare, disponendo anche una perizia medico-legale. La vicenda provocò una forte reazione tra i tifosi del Brescia. Il gruppo Brescia 1911 decise di sospendere la presenza allo stadio: «Il calcio viene dopo la vita di un amico», dissero gli ultras, annunciando che avrebbero continuato a recarsi a Verona per stare accanto a Scaroni.

Nelle settimane successive arrivarono striscioni e cori per Paolo dalla Curva Sud e dal Brixia Decimus Dies, ma anche da tifoserie di altre città italiane. Gli ultras della Nord scrissero al ministro dell’Interno di allora, Giuseppe Pisanu, chiedendo che venisse fatta chiarezza. A metà ottobre il fascicolo sugli incidenti arrivò al sostituto procuratore di Verona Pier Umberto Vallerin, con l'obiettivo di stabilire se Scaroni fosse stato colpito da un sasso oppure da alcuni agenti di Polizia.

Magazzino 47 e Ultras 1911 in Loggia per Paolo Scaroni nel 2005 - © www.giornaledibrescia.it
Magazzino 47 e Ultras 1911 in Loggia per Paolo Scaroni nel 2005 - © www.giornaledibrescia.it

La vicenda arrivò anche sul tavolo delle istituzioni. Il Brescia Calcio, attraverso l’allora allenatore Rolando Maran, espresse vicinanza alla famiglia. Seguì un’interrogazione parlamentare, mentre a Brescia alcuni consiglieri comunali presentarono un’interpellanza al sindaco Paolo Corsini. A fine novembre la vicenda approdò anche in Consiglio comunale. Corsini chiese trasparenza sulla ricostruzione dei fatti, sottolineando la necessità di fare chiarezza sulle condizioni di Scaroni e sulle circostanze che le avevano provocate.

La giustizia

Nel 2010 gli otto agenti presenti alla stazione quel giorno furono rinviati a giudizio: per Scaroni fu un barlume di speranza, ma alla fine furono assolti tutti. In sede penale fu riconosciuto il pestaggio, ma non fu possibile individuare il colpevole, anche se venne stabilito che le lesioni avvennero per mano di poliziotti armati di manganello al contrario.

L’unico riconoscimento furono gli 1,4 milioni di euro con cui il Ministero dell’Interno risarcì l’uomo, dato che per i giudici «Scaroni subì un pestaggio gratuito e immotivato rispetto alle esigenze di uso legittimo della forza».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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