Comprare un levapelucchi convinti che elimini davvero qualsiasi traccia di lanugine? Fatto. Addentare, uno dopo l’altro, focaccia di Recco, brigidini al pistacchio, stravecchio di capra e taralli pugliesi? Fatto. Fermarsi ancora una volta davanti allo show dello zerbino magico, sospesi tra la tentazione dell’acquisto e la curiosità di capire dove stia il trucco? Fatto.
È la liturgia laica di San Faustino, che ogni anno si ripete uguale e diversa. Ci sono gli imbonitori, abili come incantatori di serpenti, capaci di trasformare un semplice oggetto in un desiderio improvviso. C’è la voglia di lasciarsi andare, di vivere il momento senza fare i conti con la dieta o con il buonsenso. E ci sono amici, famiglie, coppie che condividono lo stupore di una scoperta inattesa tra una bancarella e l’altra.

Per godersi la fiera in questa bella giornata di sole bisogna partire presto. Le bancarelle sono oltre seicento e si snodano lungo le vie del centro storico, in un percorso che è insieme tradizione e sorpresa. Ogni passo è un invito a fermarsi, assaggiare, toccare, ascoltare. San Faustino è questo: un piccolo viaggio dentro la città, dove il superfluo diventa necessario, l’oggetto dell’anno si impone tra mille proposte e la curiosità resta l’unica bussola.

Come ogni edizione, a catturare lo sguardo sono soprattutto gli oggetti che promettono di semplificare le faccende domestiche. È qui che si concentra la folla, tra dimostrazioni ripetute a raffica e mani alzate per verificare di persona l’efficacia del prodotto. C’è il panno «rivoluzionario» che rimuove schiuma, unto e lacca, asciuga e non lascia tracce.
C’è la pietra bianca che assicura di pulire qualsiasi superficie. C’è l’affettatrice verticale che richiama puntualmente un buon numero di curiosi. E poi non può mancare l’acchiappa ragnatele telescopico, capace di arrivare dove nessuno riesce ad arrivare. A proporlo ai bresciani è Maria Lidia, che da cinquant’anni arriva dal Piemonte per San Faustino.

«Qui c’è sempre gente», commenta. E alla domanda se quest’anno abbia portato qualche novità risponde senza esitazioni: «Certo – dice soddisfatta –. Il pannello parasole per la macchina: di giorno protegge dal sole, la sera dagli abbaglianti».

Poco più avanti una coppia personalizza portafogli con una macchina laser: si può incidere una fotografia, una frase spiritosa o l’immagine del Joker. Dalla bancarella di bigiotteria spuntano portachiavi a forma di capibara, candidati a diventare i nuovi unicorni.

Le bambine li osservano con occhi curiosi, così come attirano l’attenzione i palloncini a forma di Labubu e i Labubu in plastica che sparano bolle di sapone. San Faustino è anche questo: una vetrina a cielo aperto dove il quotidiano si trasforma in spettacolo e ogni oggetto, tra promesse e sorrisi, prova a conquistare il titolo di simbolo dell’edizione.



