I volontari del Presidio permanente per la Palestina di Brescia, attivo dal 20 maggio e dal più ampio Coordinamento Palestina di Brescia hanno organizzato oggi pomeriggio un flash mob davanti alla sede del Giornale di Brescia, luogo simbolico che rappresenta il giornalismo, la libertà di espressione e il diritto all’informazione.
La mobilitazione permanente riunisce cittadini indipendenti e diverse realtà, associazioni e collettivi locali, tra cui l'Associazione di Amicizia Italia-Palestina e realtà della sinistra antagonista. Il ha partecipato alle iniziative nazionali contro la legge sull'antisemitismo, che oggi ha continuato il suo iter alla Camera. «Vogliamo ricordare i giornalisti uccisi da Israele – 268 secondo le stime – e l’estrema difficoltà di documentare sul campo ciò che ancora sta avvenendo, non solo a Gaza, ma anche nei territori occupati e in Libano, sia perché i giornalisti sono bersagli di attacchi mirati, sia per il sostanziale divieto imposto dalle autorità israeliane di entrare nelle aree di conflitto: le notizie arrivano solo tramite canali locali e organismi internazionali presenti» è stato detto dalla portavoce del comitato.
«Necessità di informare»
«Vogliamo anche ricordare la necessità di informare sui crimini commessi da Israele: documentare e denunciare le gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale non solo è un diritto, ma è anche un dovere, che spetta alle istituzioni, in primo luogo, ma anche ad ogni singolo cittadino e agli organi di informazione». Secondo gli aderenti al presidio «Qualora dovesse essere approvato il Disegno di legge n. 1004 sull’antisemitismo, così come concepito finora, si oscurerà per legge la denuncia e la legittima protesta per i crimini contro l’umanità». Il testo della legge, secondo il Presidio, precisa che restano ferme la libertà di critica politica, di espressione, di riunione e di associazione, «ma introduce la definizione dell’IHRA del 2016, facendo riferimento ai suoi indicatori nei quali si precisa, ad esempio, che è considerato antisemitismo “Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo”, o “Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei Nazisti”».
Le differenze
Da qui l’interrogativo fondamentale: «Dove deve essere tracciato il confine tra antisemitismo e legittima critica politica? O addirittura il dovere di denunciare dei crimini, come fanno ad esempio le organizzazioni internazionali per il rispetto dei diritti umani, o le istituzioni deputate a stabilire le violazioni, come la Corte penale internazionale?». Condannare l’odio nei confronti degli ebrei in quanto tali è una cosa; discutere e criticare le decisioni del governo israeliano, le politiche occupazione, di segregazione e apartheid, le violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale è un’altra. Interrogativi che non possono essere lasciati a interpretazioni vaghe, soprattutto considerando che il disegno di legge prevede una strategia nazionale e attività di monitoraggio e formazione che coinvolgono anche scuole, università, forze di polizia, informazione e internet.




