Per siluro e carassio non c’è posto: rimossi gli «alieni» della roggia

L’intervento a Palazzolo durante i lavori di pulizia del reticolo idrico. «Sono potenzialmente dannosi per le specie autoctone»
L'elettropesca: è la modalità usata per recuperare la fauna dalle rogge - © www.giornaledibrescia.it
L'elettropesca: è la modalità usata per recuperare la fauna dalle rogge - © www.giornaledibrescia.it
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Perché, durante il recupero dei pesci nei canali messi in asciutta, alcune specie vengono rimesse in libertà e altre invece eliminate? La risposta sta in due nomi che ormai ricorrono spesso quando si parla di ecosistemi fluviali: siluro e carassio. Queste sono due specie alloctone, cioè non originarie dei nostri corsi d’acqua, considerate invasive e potenzialmente dannose per l’equilibrio naturale. Siamo a Palazzolo sull’Oglio, alla presa della roggia Castrina.

«Come Consorzio di Bonifica Oglio Mella - spiega Diego Balduzzi - stiamo avviando la messa in asciutta per le manutenzioni stagionali delle rogge». Questa è un’operazione che si ripete ogni anno tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera e che riguarda una rete imponente: circa 300 chilometri di reticolo idrico primario, a cui si aggiungono altri 400 chilometri di secondario, un’infrastruttura nata a partire dal 1400 che innerva la pianura bresciana occidentale.

L’obiettivo di questo intervento è duplice: garantire l’efficienza irrigua e soprattutto la sicurezza idraulica.

«La manutenzione consente di assicurare la piena efficienza idraulica per la stagione irrigua, ma soprattutto la sicurezza dei territori attraversati dal nostro reticolo idrico», sottolinea Balduzzi. Prima del prosciugamento totale, però, entra in azione una squadra specializzata incaricata del recupero della fauna presente nei reticolati idrici. I pesci vengono storditi con elettropesca, raccolti con reti e sistemati in vasche ossigenate. Al termine, un agronomo procede alla pesatura e alla compilazione delle schede con l’indicazione delle specie rinvenute. Nell’ultimo intervento tra roggia Trenzana e roggia Castrina sono stati recuperati in tutto oltre 4 quintali di pesce. Di questi, una decina di esemplari di siluro e qualche carassio sono stati soppressi e smaltiti in quanto specie aliene, il resto trasferiti in tratti sicuri del fiume Oglio o in altri canali. «Per legge - chiarisce Balduzzi - dopo la selezione del pescato vengono eliminate le specie non appartenenti al reticolo idrico e potenzialmente dannose per le specie autoctone».

I siluri pescati vengono eliminati perché considerati specie alloctona - © www.giornaledibrescia.it
I siluri pescati vengono eliminati perché considerati specie alloctona - © www.giornaledibrescia.it

Minaccia alla biodiversità

Il caso più emblematico è il siluro: predatore di grandi dimensioni, introdotto artificialmente, capace di alterare la catena alimentare divorando pesci autoctoni e altre specie acquatiche. La sua diffusione nei fiumi del Nord Italia è considerata una delle principali minacce alla biodiversità locale. La messa in asciutta diventa così non solo un’operazione tecnica di manutenzione, ma anche un momento di gestione ambientale: si salvaguarda la fauna originaria, si contengono le presenze invasive e si mantiene l’equilibrio di un sistema idraulico che da secoli sostiene il territorio.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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