Si va definendo una soluzione per il Teatro Arcioni, la grande struttura che da vent’anni si affaccia su piazza Roma, iniziata e mai finita (praticamente c’è solo lo scheletro), in balia del tempo e del degrado.
Per uscire dall’impasse, l’amministrazione comunale aveva dato incarico allo studio dell’ingegner Stefano Rosmani di ponderare le possibili soluzioni. Partendo, però, da un punto fermo: la struttura non sarà un teatro «puro», come era stato pensato vent’anni fa («Troppo costoso da gestire», dicono il sindaco Federico Casali e il vicesindaco Giovanni Cazzavacca), ma diventerà una sala polifunzionale da 400 posti, che servirà come teatro, ma anche per incontri, conferenze etc...
Nel cuore del paese
Nei giorni scorsi Rosmani ha presentato un’ipotesi di intervento: non un progetto, ma uno studio necessario per scegliere la via da seguire per ridare vita a un’opera che da troppo tempo è lì come una mummia imbalsamata nel cuore del paese.
«Quale che sia la strada che gli amministratori sceglieranno – dice Rosmani – bisognerà innanzitutto revisionare l’involucro esterno, che, progettato nel 2006, non è più a norma. Ad esempio sono da rifare i serramenti e gli isolamenti, bisogna modificare l’ingresso ed altro ancora. Badando bene, però, a non stravolgere niente, perché l’edificio è sottoposto al vincolo della Soprintendenza», in quanto limitrofo allo storico palazzo.
All’interno l’attenzione si concentrerà anche e soprattutto sulla torre scenica realizzata vent’anni fa: una struttura verticale in cemento che sovrasta il palcoscenico, fondamentale in un teatro puro, perché serve a movimentare dall’alto luci, scenografie e fondali. Siccome il teatro diventa una sala polifunzionale, la torre non è più necessaria: per questo c’è l’ipotesi di tagliarla e riadattarla. Questo consentirebbe di guadagnare un bel po’ di spazio, che verrebbe sfruttato per altro.
L’Arcioni è disposto su tre piani. Il pianterreno sarà adibito a sala polivalente e foyer. Al terzo piano, invece, troveranno posto la banda musicale (nata come magazzino, l’attuale sede ha grossi limiti, anche perché è inagibile a causa del gas radon) e, forse, un paio di altre associazioni.
Ipotesi concreta
Il coniglio dal cilindro arriva dal secondo piano, che potrebbe diventare un ristorante: le cucine troverebbero posto là dove la torre scenica è stata tagliata. «Anche se è da valutare – ammettono sindaco e vicesindaco –, è un’ipotesi concreta».
Portare a compimento i lavori costa 5 milioni di euro: «È solo un calcolo parametrico – precisa Rosmani –, che serve per dare un’idea di massima. Due milioni e mezzo servono per la sala polifunzionale vera e propria; gli altri due e mezzo per il resto. Si può valutare da dove partire, ma la cifra è quella».
Una somma importante, che potrebbe essere alleggerita dal coinvolgimento di un privato interessato alla gestione del ristorante.



