Ottavia Piana: «Non entrerò mai più in una grotta»

La barella che trasporta la speleologa ferita ha superato il punto più stretto, domani l’uscita
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I soccorritori nell'abisso per liberare Ottavia Piana
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La squadra medica del soccorso Alpino del Trentino è arrivata all’imbocco dell’Abisso alle 10.50. In una borsa rossa appesa alla palizzata di legno c’è la cornetta collegata al cavo telefonico che arriva fino nelle profondità della montagna: «Sono Leonardo il medico, entriamo in grotta». E poi i tre spariscono. Rientreranno al campo base solo a sera. Bagnati, infangati ma soddisfatti.

Il lavoro prosegue senza sosta. Come avviene ormai da tre giorni le squadre si avvicendano nell’Abisso Bueno Fonteno e la barella che trasporta la speleologa 33enne di Adro Ottavia Piana guadagna un metro dopo l’altro. Con fatica. Secondo le stime del Soccorso Alpino e speleologico neppure oggi sarà il giorno in cui la giovane donna potrà rivedere la luce. Più realistico domani, mercoledì, ma comunque non prima del tardo pomeriggio.

Corrado Camerini, medico del civile in pensione e coordinatore del Soccorso Alpino e Speleologico lombardo conferma che «le operazioni stanno seguendo il programma che ci eravamo dati e abbiamo pianificato rotazioni delle squadre fino a mercoledì sera, quando potrebbe concludersi il recupero se tutto procederà senza imprevisti».

Ottavia Piana, esperta speleologa bresciana iscritta al Cai Lovere, sabato era impegnata con un gruppo di colleghi all’interno della cavità carsica inesplorata a cui si accede dai boschi di Fonteno, comune bergamasco a 600 metri di quota sui monti che separano il lago di Iseo e il lago di Endine.

I soccorsi

Per un improvviso cedimento del terreno è precipitata in una cavità e ha sbattuto violentemente la schiena, riportando diverse fratture e restando bloccata. Ogni squadra è composta da tre diversi gruppi che hanno competenze e tempi di permanenza diversi: medici e infermieri restano più a lungo, monitorano le condizioni fisiche di Ottavia Piana e cercano di limitare le conseguenze dei forti traumi che ha riportato.

Più contenuti i turni dei tecnici del soccorso che, con un notevole sforzo fisico, effettuano il trasporto della barella. Particolarmente faticoso anche il compito della terza componente di ogni squadra, quella di disostruttori che, quando se ne presenta la necessità, allargano il passaggio per la barella usando mazzette, trapani a mano e martelli a batteria.

In tarda mattinata, quando c’è stato il cambio della squadra medica, è arrivata la notizia che la barella aveva completato il primo chilometro di percorso a ritroso verso l’imbocco dell’Abisso, ci ha messo circa 20 ore. Ne restano altri tre. «Il punto più stretto, quello dove si è dovuto scavare di più, è stato superato. Ora affrontiamo la parte più lunga». Ottavia piana, al momento dell’incidente, si trovava a circa 400 metri di profondità, a quattro ore di stretti passaggi e pertugi dalla superficie e dopo aver coperto complessivamente quattro chilometri.

«Le pareti della grotta sono molto friabili, usando mazze e picconi si è riusciti a spianare la strada dove c’erano ostruzioni – ha spiegato uno dei tecnici rientrati al campo base – non è stato necessario usare esplosivi ma questo ha imposto ulteriori cautele per evitare crolli».

Il medico

Tra le persone che sono state nelle ultime ore a contatto con Ottavia Piana anche il medico di medicina di emergenza Rino Bregani: «Le condizioni generali sono stabili, io e i colleghi facciamo tutto il possibile per non peggiorare con il trasporto le condizioni del traumatismo che sono già importanti. Ottavia è silenziosa, concentrata. L’umore è buono anche se è perfettamente consapevole dei tempi lunghi che serviranno per farla uscire e del numero di persone che stanno rischiando per portarla fuori. Non parla molto ma una frase mi ha colpito, ha detto: “Abbandonerò la speleologia, non entrerò mai più in una grotta”».

Il pomeriggio lascia spazio alla sera. Nel campo sportivo di Fonteno vengono montate le tende della protezione civile per ricoverare le attrezzature. L’intero paese si è messo a disposizione e per il tecnici ci sono stanze calde, docce e saloni. Un altra squadra parte per l’Abisso. Le operazioni proseguono senza sosta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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