Nel Bresciano ci saranno dodici ospedali di comunità entro il 2026

Il termine «ospedale» è un po’ fuorviante: fa balzare alla mente l’immagine di un grande edificio con sale operatorie, numerosi reparti, tanti medici al lavoro. Gli ospedali di comunità, sebbene contengano questa parola nel loro nome, sono un po’ diversi: introdotti con il famoso decreto ministeriale 77/2022 dedicato alla nuova assistenza sanitaria territoriale, rappresentano un ponte tra l’ospedale e il domicilio.
Dispongono di venti posti letto, hanno una gestione prevalentemente infermieristica (l’assistenza medica viene assicurata nelle ore diurne) e, su indicazione delle Cot (Centrali operative territoriali) accolgono per brevi periodi i pazienti che necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica. Pazienti che, questo l’esempio classico, sono stati dimessi dall’ospedale e hanno bisogno di un livello di assistenza che a domicilio non sarebbe garantito. Oppure, altro esempio, manifestano il riacutizzarsi di condizioni cliniche preesistenti, ma non sono gravi a tal punto da rendere indispensabile il ricovero in ospedale.
Quali sono
Detto ciò, nella nostra provincia sono previsti nove ospedali di comunità pubblici finanziati con i fondi del Pnrr. Due si trovano a Leno e Prevalle e sono già attivi. Quello di Orzinuovi è in funzione nella sede provvisoria di via Crispi (il nuovo edificio sarà pronto entro giugno 2026 in viale Bainsizza). Prima della fine dell’anno aprirà quello realizzato nel perimetro del Civile (i lavori sono finiti, è in corso la fase di accreditamento). L’anno prossimo termineranno i cantieri di Esine, Palazzolo e Nozza di Vestone. E nel 2026 (termine fissato dal Pnrr) saranno pronte anche le strutture di Gardone Valtrompia ed Edolo.
A questi nove ospedali di comunità pubblici si aggiungono i tre privati accreditati a contratto da Ats che, come gli altri, lavorano in sinergia con le Cot. Sono lo Zaffiro di Buffalora (della Zaffiro Nord Srl), attivo da metà luglio, il Genesaret di Desenzano (Cooperativa Raphael), che ha avviato l’attività in agosto, e l’«odc» della Fondazione Richiedei di Gussago, che dovrebbe aprire nel mese di ottobre.
Le funzioni
Come spiega Enrico Burato, direttore socio sanitario dell’Asst Spedali Civili, gli ospedali di comunità sono «strutture territoriali che offrono una forma di assistenza intermedia tra l’ospedale e il domicilio. Sono pensati per soddisfare le esigenze dei pazienti che necessitano di un’assistenza sanitaria infermieristica e una sorveglianza continua, anche nelle ore notturne, non erogabili a casa perché, ad esempio, sono soli o la loro abitazione non è idonea».
A coordinare questi servizi sono le Cot (gestite dalle Asst), che «possono contare su figure appartenenti sia all’ambito sanitario sia a quello sociale e collaborano con i medici di base. Aspetto, questo, molto importante: quando si decide se l’ospedale di comunità è la giusta collocazione per una persona vengono valutate anche eventuali fragilità sociali». La durata massima dei ricoveri è di «30 giorni: poi, a seguito di una rivalutazione, i pazienti vengono dimessi al domicilio o destinati ad altre strutture».
All’Asst Spedali Civili fanno capo due ospedali di comunità. Quello quasi pronto in città è stato finanziato con fondi del Pnrr per 1,1 milioni di euro. L’altro aprirà a Gardone Valtrompia nel 2026 in una palazzina da quasi 9,5 milioni che si svilupperà su tre piani (seimila mq) e comprenderà anche la casa di comunità.
I sindacati
La partita degli ospedali di comunità - inserita nella nuova sanità di territorio - si sta svolgendo sotto l’occhio vigile dei sindacati. A tal proposito Nadia Lazzaroni (segretaria della Fp Cgil Brescia) esprime preoccupazione: «La regia pubblica per gli odc privati è fondamentale: serve per verificare i requisiti di accreditamento, la qualità dei servizi erogati e la qualità dei diritti e delle condizioni di lavoro e per misurare con standard l’appropriatezza».
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