CronacaBassa

Lucia Bettera e le altre: l’addio alle madri maestre di vita

Tonino Zana
Ieri pomeriggio nella parrocchiale di Orzinuovi il saluto alla 94enne, capofila di altre madri orceane Piera Arnoldi, Laura Mantovani, Mariolì Gatti, Antonia Baronchelli che se ne sono andate in pochi giorni
Una veduta dall'alto del centro storico di Orzinuovi - © www.giornaledibrescia.it
Una veduta dall'alto del centro storico di Orzinuovi - © www.giornaledibrescia.it
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Ieri pomeriggio nella parrocchiale di Orzinuovi il popolo delle grandi madri orceane, il popolo che le ha avute come genitrici, nonne e maestre di vita, ha salutato Lucia Bettera vedova Baronchelli, 94 anni, capofila di altre 5/6 madri orceane, andate nel cielo che ciascuno di noi preferisce, ma è sempre lo stesso cielo del Padre.

Madri sulla pista finale dei cent'anni, capaci di resistere alle disgrazie, alle guerre, alle vedovanze, alla cura dei figli e dei nipoti, resistenti a tenere in piedi la vita di una comunità, quasi sempre in silenzio, sempre con la fede e la preghiera della sera e del mattino e appena possibile con un rosario da sgranare anche in auto, in ogni stagione, oltre il mese di maggio dedicato alle Madre delle madri.

Lucia Bettera - © www.giornaledibrescia.it
Lucia Bettera - © www.giornaledibrescia.it

Tutte via in una settimana, via dal mondo fisico non mai dalla memoria e dalla coscienza che un paese si fa e continua a respirare nell'anima virtuosa del loro ricordo morale. Con Lucia Bettera, madre di quell'Angelo Baronchelli, inventore e già patriarca dell'industriosità nostra e mondiale, si sono accompagnate verso l'altezza di ogni pensiero, come in una cordata desiderata dalle maggiori spiritualità, Piera Arnoldi, 90 anni, Laura Mantovani, 96 anni, Mariolì Gatti, 99 anni, Antonia Baronchelli, 96 anni.

Viaggiavano verso il centesimo anno di età e Lucia Barbieri vedova Coffinardi li aveva compiuti quei benedetti cent'anni che non avrebbe mai creduto di raggiungere quando nacque nel 1925, tra due guerre mondiali, con la fame alle calcagna e le malattie a scuotere le famiglie per delle infanzie sparite per cento malattie ignote.

Parliamo di Lucia Bettera vedova Baronchelli e diciamo di tutte loro, di una classe di generazione da iscrivere nell'albo delle beatitudini, da tenere a mano altrimenti sarà peggio per tutti e un altro baluardo di tenute sostanziali dell'esistenza, il baluardo della laboriosità, della pietà e della donazione verrà sbriciolato.

Lucia Bettera viveva circondata dai campi, in piccole cascine di un pugno di piò di terra, quattro figli cresciuti con uno spirito di innovazione, lei che si declinava nel futuro e desiderava colori accesi. Quattro figli, Angelo, Mara, Giuseppe, Paolo e insieme un girotondo di nipoti a illuminare una vita di "sacrifici gioiosi". «A 40 anni - ci racconta Angelo - aveva desiderato prendere la patente - e mio padre Daniele l'aveva iniziata alla guida nei sentieri dei campi...». Innovatrice, la signora Lucia e insieme decisa a non «sfalcare» un giorno da dedicare al Signore, la fede è stata la sua forza, la preghiera la sua consolazione.

Scriviamo sull'ultimo respiro di queste magnifiche signore. Di queste madri che donano altro splendore alla poesia "Madre" di Giuseppe Ungaretti: «E il cuore quando d'un ultimo battito avrà fatto cadere il muro d'ombra, per condurmi, Madre, sino al Signore, come una volta mi darai la mano...».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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