Cronaca

Omicidio di Puegnago, «Pedrotti impiegò 8 minuti per uccidere la madre»

Ieri la nuova udienza del processo a carico dell’uomo, accusato di aver tolto la vita alla madre Santina Delai il 7 febbraio dello scorso anno
Pierpaolo Prati

Pierpaolo Prati

Giornalista

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Omicidio di Puegnago, in aula il figlio accusato di aver ucciso la madre

Sette, forse otto interminabili minuti. Tanto ci avrebbe impiegato Mauro Pedrotti ad uccidere la madre secondo i medici legali incaricati dalla procura di ricostruire gli istanti dell’omicidio di Santina Delai. Un’eternità se con l’immaginazione ci si porta nella casa di Puegnago del Garda dove viveva la 76enne e si contano tutti i secondi in cui, la mattina del 7 febbraio dello scorso anno, suo figlio è rimasto con le dita strette attorno al suo collo.

Il processo

Il dettaglio, uno dei pochi elementi di novità di un’amarissima vicenda che grazie alla confessione dell’imputato non presenta lati oscuri, è emerso nel corso del processo che l’uomo sta affrontando davanti alla Corte d’assise. Al fianco dell’avvocato Giovanni Brunelli, ieri Mauro Pedrotti, per la prima volta, è comparso davanti al presidente Roberto Spanò ed ha assistito di persona alle testimonianze dei carabinieri che per primi intervennero a casa di sua madre, dei medici legali e degli investigatori che effettuarono analisi sulla sua situazione economico e patrimoniale.

I sospetti

Il maresciallo Marco Fainelli, che all’epoca comandava la stazione di Manerba del Garda e che fu uno dei primo ad arrivare a casa di Santina Delai quella mattina, rispondendo alle domande del sostituto procuratore Ines Bellesi, ha detto di aver capito sin dalla chiamata del centralino che qualcosa non tornava, che l’ipotesi di una rapina culminata nell’omicidio, messa in circolo dal figlio, non stesse in piedi. «In anni di lavoro in quella zona non era mai successo – ha spiegato il maresciallo Fainelli – un colpo, con quelle modalità a quell’ora... I miei dubbi sono diventati certezze quando, arrivato sul posto, Pedrotti mi disse che aveva già contattato le onoranze funebri per far rimuovere il corpo della madre».

Rapina simulata

Fretta indice di colpevolezza. Come indicativa, prima di ammettere la sua responsabilità, la circostanza che l’uomo riferì di movimenti sospetti nei giorni prima attorno alla casa della madre e nei campi nelle vicinanze. «L’abitazione non presentava segni di effrazione – ha spiegato il maresciallo maggiore Giuliano Gallina, all’epoca alla scientifica dei carabinieri – ed era in ordine. Qualcosa era stato mosso nel tentativo di simulare una rapina, ma in maniera poco convincente. Di solito il passaggio dei rapinatori è molto più evidente. La confusione molto più marcata».

Il movente

Nel corso dell’udienza di ieri i testimoni della procura, che sospetta un movente economico a monte del delitto, hanno anche ribadito un concetto già emerso a processo, ovvero che Mauro Pedrotti spendesse più di quanto guadagnasse e che avesse sempre bisogno di denaro. Per la pm Ines Bellesi l’omicidio di Santina Delai inoltre sarebbe stato premeditato. A fornirne la prova anche il cellulare del figlio. Sul telefono del 55enne ci sarebbe traccia di ricerche su omicidi e rapine, notizie però – ha precisato il teste rispondendo alle domande del difensore dell’imputato – che Pedrotti non avrebbe cercato di sua iniziativa, ma che gli sarebbero state proposte dai social network ai quali era iscritto. Dopo l’udienza celebrata ieri il processo è stato aggiornato al prossimo 18 settembre. In aula altri testimoni dell’accusa.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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