Cronaca

Omicidio Cristian Lorandi, 40 anni dopo: «L’assassino mai trovato»

Era il 28 aprile 1986 quando il bambino di dieci anni svanì nel nulla. Venne ritrovato morto in Maddalena. L’avvocato Scapaticci: «La mia vita privata legata a doppio filo a quella tragedia»
Andrea Cittadini

Andrea Cittadini

Vicecaporedattore

Bruno Lorandi e l'avvocato Alberto Scapaticci durante il processo per l'omicidio del piccolo Cristian
Bruno Lorandi e l'avvocato Alberto Scapaticci durante il processo per l'omicidio del piccolo Cristian

Un cold case lungo 40 anni. «Una storia assurda, terribile, che tocca i sentimenti più profondi dell’animo umano, che suscita emozioni alle quali non è facile sottrarsi, che infonde l’ansia di verità» per dirla con le parole della sentenza di primo grado, poi diventata definitiva. Senza colpevoli. Oggi come allora. Come dal 28 aprile 1986 quando a Nuvolera sparisce Cristian Lorandi, 10 anni. Sarà ritrovato il giorno seguente nei boschi della Maddalena. Senza vita, con il viso a terra, gli occhiali rotti e con un filo di ferro stretto al collo. «Ricordo tutto come fosse accaduto ieri» racconta l’avvocato Alberto Scapaticci, storico difensore di Bruno Lorandi, il padre di Cristian che sarà indagato, arrestato e poi assolto dall’accusa di aver ucciso il suo unico figlio. Prima di finire in carcere, nel 2007, per l’omicidio della moglie Clara Bugna. E condannato all’ergastolo.

Avvocato, il primo ricordo che le viene in mente pensando a 40 anni fa e alla morte di Cristian Lorandi…

«Le parole di un capitano dei carabinieri quando arrivai in Piazza Tebaldo Brusato. “Avvocato abbiamo capito che si è trattato di un incidente. Meglio così, pensavamo ad altro”. E poi ho un altro flash relativo alla prima volta che incontro Bruno Lorandi. Teneva sempre la testa bassa, non mi guardava mai in faccia. Scoprì solo dopo che era distrutto per essere stato interrogato tutta la notte». 

Cristian Lorandi, aveva 10 anni
Cristian Lorandi, aveva 10 anni

Bruno Lorandi in effetti confessò, parlò di un incidente mentre il bambino era con la testa fuori dal finestrino dell’auto, salvo poi ritrattare. A questo si aggiungono una lettera fatta scrivere dal nipote per depistare le indagini e i dubbi sulla telefonata che diede poi il via alle ricerche in Maddalena. Possiamo dire che Lorandi si era messo nei guai da solo?

«È una vicenda che nasce sui suoi errori, definiamoli anche piuttosto marchiani, ma proprio perché marchiani, inverosimili, dovuti al suo impulso e anche al suo carattere. Era un po' un bullo di paese, ma assolutamente innocuo. Se all’epoca ci fossero state le intercettazioni telefoniche oggi staremmo raccontando una storia diversa. Ricordiamo che Bruno riceve una telefonata il pomeriggio del giorno dopo la scomparsa del figlio. Riferirà che qualcuno gli disse in dialetto: “Se vuoi tuo figlio vai in Maddalena”».

La lapide dove venne trovato in Maddalena il corpo senza vita di Cristian Lorandi
La lapide dove venne trovato in Maddalena il corpo senza vita di Cristian Lorandi

Lui va in Maddalena, non da Serle ma dalla città, e trova il figlio morto. Per tanti questo è uno degli aspetti strani della vicenda. La Maddalena non è piccola eppure proprio lui, il padre, è il primo a vedere il cadavere…

«Ma non è Bruno il primo ad arrivare sul monte. C’è un’auto che parte prima dal paese con altri residenti. E tra questi c’è colui che sente per primo dire da Lorandi della telefonata ricevuta. Bruno è su una seconda vettura e si ferma lungo i tornanti dove già ci sono altre persone di Nuvolera che evidentemente sapevano dove andare. E quando il padre trova il cadavere del figlio, su una collinetta sopra quell’area c’è già un’altra persona. Lorandi ha avuto tutti contro almeno nella prima fase delle indagini sulla morte di Cristian. Tutti tranne una persona: la dottoressa Gemma Cotti Cometti, giudice istruttore che lo scarcerò il 9 gennaio 1986 subendo di fatto la guerra dei suoi colleghi a partire dalla Procura».

Avvocato, è in questa fase che la sua vita personale si intreccia sempre più con quella della famiglia Lorandi?

«Eh sì, perché Il 9 gennaio 1987 Bruno Lorandi, accusato dell’omicidio del figlio, viene scarcerato. Io divento in quel momento l’avvocato più in vista a Brescia, tocco il punto più alto della mia carriera, ma poche settimane dopo, il 23 gennaio, come una sorta di compensazione metafisica, mia moglie che aspettava il mio secondo figlio purtroppo, per un errore dell'anestesista, muore durante il parto. Avevo 35 anni e mi ritrovo vedovo, con un figlio neonato e un altro piccolo al quale comunico la morte della mamma e accusa uno choc tremendo. Mi disse: “Papà, non dir niente ai miei compagni di scuola, non parliamone più”. È chiaro che però quanto accaduto gli è rimasto dentro come un sigillo indelebile».

È anche per questo che da 40 anni combatte per Bruno Lorandi?

«Diciamo che si mette insieme il bene e il male, la gioia e il dolore. E questo stato d’animo non mi abbandonerà mai. Ormai ho 78 anni ma non cambio idea. Lorandi è stato assolto per l’omicidio del figlio, ma condannato all’ergastolo per quello della moglie. Clara Bugna l’hanno uccisa e dico così perché ritengo il marito non responsabile. Lei è sempre stata innocentista, non ha mai creduto che fosse stato Bruno a uccidere Cristian. E durante il processo per l’omicidio della donna ho smontato il movente della Procura che sosteneva che Clara fosse stata uccisa perché voleva riaprire le indagini sulla morte del figlio e Bruno non voleva. Niente di più falso, perché un atto depositato in tribunale mesi prima e firmato prima da Bruno e poi da Clara dimostrò che era un’invenzione. Entrambi volevano sapere chi aveva ucciso il loro bambino. Oggi Lorandi è in carcere, spesso torna a casa in permesso e ha avviato le pratiche per chiedere la grazia al Capo di Stato. Ripete di essere innocente e io gli credo».

Bruno Lorandi e la moglie Clara Bugna nel giorno dell'assoluzione dell'uomo dall'accusa di aver ucciso il figlio
Bruno Lorandi e la moglie Clara Bugna nel giorno dell'assoluzione dell'uomo dall'accusa di aver ucciso il figlio

Tornando alla morte di Cristian, dopo l’assoluzione di Bruno Lorandi, il suo collega avvocato Claudio Barbieri – era il 28 aprile 1989, esattamente tre anni dopo la morte del bambino di dieci anni – disse: «Il padre non ha colpe. C’è un assassino in libertà e va trovato». Crede che sia ancora così dopo 40 anni?

«Assolutamente sì. Ne sono fortemente convinto. Chi ha ucciso Cristian è riuscito a salvarsi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Le notizie della sera

Il riassunto della giornata, con le principali notizie e gli approfondimenti della redazione.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
 Parità di genere e gender gap: il 29 aprile l’incontro di GdB&Futura Parità di genere e gender gap: il 29 aprile l’incontro di GdB&Futura

Nella sede di Btl l’incontro aperto al pubblico sull’empowerment femminile

ISCRIVITI
Il libro «Vincere al quadrato» in edicola con il GdBIl libro «Vincere al quadrato» in edicola con il GdB

Un manuale su benessere, leadership e gestione del capitale umano

Scopri di più