Oscar Maggi non era sul teatro del delitto. L’intercettazione ambientale, nella quale dice ad Abu di essere preoccupato per quanto può dire Beppe Ghirardini ai carabinieri, non prova nulla. A sostenerlo sono stati i difensori dell’operaio della Bozzoli finito a processo, dieci anni dopo i fatti, con l’accusa di omicidio volontario di Mario Bozzoli, in concorso con il nipote Giacomo, che per lo stesso delitto è già stato condannato all’ergastolo con sentenza defintiva.
La difesa
A sostenerlo, nel corso del processo che si sta celebrando a porte chiuse in abbreviato, sono i difensori dell’operaio, gli avvocati Vera Cantoni, Guglielmo Scarlato e Matteo Pagani. I due hanno argomentato le loro posizioni per cinque ore abbondanti. Come già in occasione della requisitoria della pubblica accusa, che per lui ha chiesto una condanna a 30 anni, Maggi non era in aula. Presenti, al fianco dei loro avvocati Vanni e Vieri Barzellotti, la moglie, i figli e la sorella dell’imprenditore ucciso l’8 ottobre del 2005.
Dopo aver registrato la richiesta di assoluzione dei difensori, il gup Stefano Franchioni ha aggiornato il processo al 17 dicembre, per le repliche e la sentenza.



