Telecamere cieche e telefono muto: così si aprì il giallo di Marcheno

Tutto inizia la sera dell’8 ottobre 2015. Esattamente 10 anni fa. Mario Bozzoli è nella fonderia di Marcheno di cui è titolare con il fratello, chiama la moglie al telefono, le dice che sta per andare a cambiarsi e poi la raggiungerà a casa per andare insieme al ristorante. Non ci arriva mai. E la stessa notte, davanti ai carabinieri, la donna fa mettere a verbale di temere per la vita del marito e che, in azienda, c’erano forti tensioni con i figli di suo fratello.
Le prime ore
Nelle prime ore si lavora però su una disgrazia. L’azienda non viene fermata e le squadre della Protezione civile battono palmo a palmo i boschi, i sommozzatori entrano nel fiume Mella. Di Mario Bozzoli nessuna traccia. Le prime indagini all’interno del capannone di via Gitti rivelano però alcune anomalie. Tra la telefonata a casa e la scomparsa dell’imprenditore c’è stata una fumata anomala dal forno più grande, le telecamere, che di solito inquadrano l’ingresso dello spogliatoio, sono state spostate, e del telefono di Mario non c’è più traccia.
La persona da sentire, per la seconda volta e con questi elementi in mano, sarebbe Giuseppe Ghirardini, uno degli operai che quella sera era in servizio alla Bozzoli. L’uomo però scompare, il suo corpo senza vita viene trovato a Case di Viso, vicino a Ponte di Legno, il giorno successivo. È morto ingerendo una capsula di cianuro, suicidio secondo chi ha indagato. I familiari non hanno mai creduto a quella versione: «Era un cacciatore, poteva farlo in casa con il suo fucile, senza andare in montagna», ripete la sorella.
«Ucciso»
Mario non si è mai trovato e, nella chiusura delle indagini, la Procura generale chiarisce: «Non c’è stato un minimo elemento in tre anni e mezzo di indagine che possa aver fatto ipotizzare la presenza in vita di Mario Bozzoli, che è stato ucciso». E su quella base si è partiti per il processo che, partendo da una ipotesi e poi tornando al forno, il 30 settembre 2022 porta alla sentenza. Giacomo Bozzoli è condannato all’ergastolo.
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