Capita che qualche volta, la scuola, insegni non solo le nozioni, ma anche come fare scelte etiche e socialmente utili. È il caso della manifestazione «Dai due mani al cuore» il progetto formativo promosso dall’Università di Brescia in collaborazione con Areu (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza della Lombardia) e con le principali realtà del volontariato territoriale, con l’obiettivo di diffondere tra studenti e personale dell’Università le competenze fondamentali di primo soccorso in caso di arresto cardiaco.
La mattinata
Così, dopo una prima parte teorica, ieri mattina, studenti e studentesse si sono ritrovati in piazza Paolo VI in città per le esercitazioni sui manichini, per l’uso del Dae (defibrillatore semiautomatico) e per affrontare simulazioni di emergenza. «È fondamentale formare le persone - ha detto Salvatore Compatti coordinatore della formazione Areu per operatori laici -. L’astante è il primo che interviene ed è fondamentale perché rallenta il momento dell’arresto cardiaco favorendo il recupero. Il defibrillatore è importante, nella nostra provincia ne abbiamo tanti. Non bisogna aver paura di intervenire, la legge 116 ci tutela e permette anche alle persone che non hanno fatto il percorso di formazione di poter intervenite senza problemi».
In piazza 270 studenti delle varie facoltà dell’Unibs: «Momento importante per fare in modo che tutti possano intervenire al bisogno – ha detto Monica Bonfardini, direttrice generale UniBs – . Tutte le nostre sedi sono dotate di defibrillatore, ma la formazione è fondamentale, le esercitazioni per aumentare la dimestichezza».
Gli studenti
Fra gli studenti presenti molti alle prime armi: «L’ho trovato utile per il lavoro che vorrò fare - ha detto Alessandro Bona del corso di Tecniche della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro - e poi è giusto dare il buon esempio. Ho deciso di partecipare anche per evitare che succeda qualcosa di irrimediabile a qualcuno e perché non voglio sentirmi inutile». Dello stesso corso anche Stefano Campari: «Nella vita non si può mai sapere cosa può succedere e io voglio essere pronto». Alla sua seconda esperienza invece Alessandro Favalli: «Sono già un soccorritore formato, ma ho deciso di rifare il corso per rinfrescare le competenze acquisite. È un corso importante che dovrebbero fare tutti. Mi è già capitato di dover soccorrere qualcuno e la sensazione di poter aiutare è impagabile».


