Cronaca

L’oleodotto Nato che attraversa la provincia di Brescia

L’impianto strategico da La Spezia giunge ad Aviano, passando per l’aerobase di Ghedi
Nicolò Rizzardi
L'oleodotto attraversa buona parte della Pianura padana
L'oleodotto attraversa buona parte della Pianura padana

La capacità operativa della Nato e al contempo l’appartenenza ad essa a volte sono questione di chilometri. Come quelli dell’infrastruttura sotterranea di grande importanza strategica che si snoda anche attraverso il territorio bresciano per garantire il rifornimento di combustibile alla base aerea di Ghedi. Si tratta del «Nips» – acronimo di Northern Italian Pipeline System – l’oleodotto militare dell’Alleanza atlantica che si insinua sin sotto i campi coltivati e le aree urbane della nostra Bassa, collegando il porto della Spezia con la base aerea dell’Aereonautica Militare, proseguendo poi verso l’aeroporto Nato di Aviano, in Friuli.

La condotta – costruita negli anni ’50, in piena Guerra Fredda – è un elemento di primaria importanza nella logistica militare, ed è tutt’oggi utilizzata per rifornire di carburante per aerei più installazioni aereonautiche del nostro apparato di difesa nazionale. Il carburante veicolato è al momento dell’immissione di tipo Jet A1, adatto ai più diffusi aerei civili. Poi viene trattato con additivi lungo il percorso, fino a diventare di tipo JP8 (anche chiamato F-34 nella terminologia Nato), adeguato agli aerei militari.

Tracciato segreto

Lo specifico tracciato dell’oleodotto è segreto militare. Uno studio del Politecnico di Torino di alcuni anni fa permette però di fare luce su alcuni punti essenziali. Come accennato, il punto di origine di questa condotta è nel golfo di La Spezia, in cui si trova un terminal marittimo capace di trasbordare il carburante direttamente da navi petroliere. Lo scalo ligure è anche attualmente oggetto di importanti lavori di potenziamento e di ammodernamento finalizzati ad aumentare il tonnellaggio delle navi cisterna che possono accostarsi alla banchina. L’importo complessivo dell’opera – dopo l’appalto – dovrebbe superare i 40 milioni di euro. Una volta trasbordato, il carburante viene immesso nella conduttura che, scavalcando gli Appennini attraverso la Cisa, giunge poi in Pianura Padana.

Nel Bresciano

Superato lo snodo di Collecchio – dove si innesta un’ulteriore tubatura ad uso militare che, costeggiando la via Emilia, giunge fino a Cervia – l’infrastruttura prosegue poi verso nord, approdando a Ghedi. L’oleodotto punta quindi in direzione est, fino agli aeroporti militari friulani di Aviano, base Nato con presenza di velivoli americani, e Rivolto, sede delle Frecce Tricolori. La lunghezza complessiva del sistema di condotte è di quasi 1.000 km, circa 70 dei quali in territorio bresciano. Nella nostra provincia, oltre a Ghedi, l’oleodotto attraversa i Comuni di Fiesse, Gambara, Isorella, Montichiari, Lonato e Pozzolengo, entrando poi in Veneto. Così a quanto si desume da studi e atti pubblici.

Lo scopo di questo complesso sistema? Poter rifornire di carburante in modo continuativo e senza interferenze esterne le aereobasi. Una necessità sempre crescente, complice sia la delicata situazione internazionale, sia l’entrata in servizio dei nuovi caccia F35. Per sostenere le consistenti esigenze di rifornimento dei nuovi velivoli, a Ghedi è stato previsto un sistema di stoccaggio del carburante implementato – a regime – a una capacità nominale di 320mila litri. La documentazione reperita, però, non consente di stabilire se l'intero volume previsto sia già operativo, né di determinare con esattezza la capacità complessiva attuale di stoccaggio della base.

Una rete a rischio sabotaggi

I recenti fatti di cronaca che raccontano di sabotaggi – riusciti o tentati – in varie infrastrutture sia civili che militari europee, permettono di comprendere come anche una simile infrastruttura sia potenzialmente oggetto d’interesse per chiunque sia interessato a danneggiare le capacità operative e di difesa del nostro Paese.

Nel Piano per la Strategia Energetica della Difesa, elaborato nel 2019, si richiamano le vulnerabilità di questo sistema, che vengono classificate di due tipi. Da un lato, un oleodotto è potenzialmente obiettivo di sabotaggi «fisici», realizzati attraverso azioni meccaniche finalizzate ad interrompere il flusso di carburante. D’altra parte, la sempre maggiore dipendenza dei sistemi di controllo e gestione delle infrastrutture dalle reti tecnologiche rende il sistema un possibile bersaglio per attacchi informatici, finalizzati sia a prenderne il controllo, che a danneggiarne l’operatività.

Gli F-35 a Ghedi
Gli F-35 a Ghedi

Nelle «Nato 2026 Resilience Baseline Requirements», le linee guida pubblicate lo scorso settembre ed elaborate dall’Alleanza atlantica per garantire che i servizi civili ed essenziali dei Paesi membri possano continuare a funzionare in caso di crisi, attacchi ibridi o conflitti armati, si rimarca l’importanza di garantire la continuità delle forniture energetiche per le esigenze di supporto alle forze alleate. Si richiede quindi agli Stati membri dell’Alleanza di sviluppare adeguate capacità di rispondere alle interruzioni, prevedendo piani di riparazione e ripristino verificati e testati. Indicazioni cui va considerato soggetto anche il Nips, tratta bresciana inclusa. Come, le linee guida non dicono.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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