Cronaca

Ok della Regione alle Comunità di pianura, ma c’è il nodo fondi e progetti

Il modello, più stabile rispetto alle Unioni di Comuni, prevede accordi di almeno 10 anni e contributi regionali, ma restano dubbi su risorse, personale e capacità di trasformare le macroaree di intervento in progetti concreti. Nel Bresciano sono coinvolti 103 Comuni
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

La pianura bresciana - © www.giornaledibrescia.it
La pianura bresciana - © www.giornaledibrescia.it

Se volessimo filosofeggiare potremmo iniziare un dibattito sui termini. Che differenza c’è tra «comunità» e «unione»? Prevale il legame spontaneo o quello funzionale? Domina il senso di appartenenza o il calcolo razionale? Se invece non volessimo filosofeggiare (e non lo faremo), potremmo – anzi, possiamo – dire che in ambito amministrativo la comunità batte l’unione. Nettamente.

Da una parte c’è il modello di successo delle Comunità montane, dall’altra quello meno felice delle Unioni di comuni. E se (anche) il lessico conta, forse è proprio per questo che la Giunta regionale nel progetto di legge che ha recentemente approvato ha voluto parlare di Comunità di pianura e non ha preso in considerazione la parola Unione. Ma facciamo un passo oltre e approfondiamo.

Di cosa si tratta

Come detto, è arrivato il benestare alla proposta del presidente Attilio Fontana e dell'assessore agli Enti locali Massimo Sertori per la promozione di una nuova forma di convenzione tra i Comuni. Innanzitutto, di cosa stiamo parlando? Secondo la proposta di legge, una Comunità di pianura è un aggregazione basata su una convenzione stipulata tra almeno 20 Comuni di pianura appartenenti allo stesso Ambito territoriale omogeneo (Ato) o Zona omogenea (per Milano). Com’è intuibile ne sono esclusi i paesi montani e quelli che fanno già parte delle Comunità montane. Ma c’è anche un’ulteriore precisazione da fare. Il numero dei Comuni non è fisso, ci sono infatti Ambiti territoriali che hanno meno di 20 paesi: in quei casi tutti i Comuni dell’Ato devono stipulare la convenzione affinché sia valida. Nel Bresciano, ad esempio, l’ambito Sebino e Franciacorta conta 18 paesi.

La sede della regione Lombardia a Milano - © www.giornaledibrescia.it
La sede della regione Lombardia a Milano - © www.giornaledibrescia.it

Ma perché se – come viene ricordato proprio nel progetto di legge – le Unioni di Comuni hanno sostanzialmente fallito, le Comunità di pianura dovrebbero funzionare? Potremmo dire che a fare la differenza sono i soldi. Le Unioni di Comuni, infatti, nascono con il fine di ottimizzare i costi e le risorse, gestendo in modo associato chi si occupa dei servizi pubblici. Pensiamo agli agenti della Polizia locale che operano in più paesi. A differenza delle Comunità montane – dove l’appartenenza è obbligatoria – non ricevono finanziamenti. 

Le Comunità di pianura non sono però nemmeno identiche alle Comunità montane. Sono una via di mezzo tra i due organismi. Palazzo Lombardia punta a mantenere la flessibilità di una convenzione tra Comuni, ma introduce vincoli di stabilità temporale – almeno 10 anni – e una forte connotazione geografica. E predispone anche una serie di finanziamenti.

I pareri

L’idea piace a molti. Sia a destra che a sinistra. «È un passo importante, da noi auspicato e sostenuto, che prende le mosse dall’esperienza politica nata nel cremasco, con l’area omogenea, che sta facendo scuola. La Lombardia ha un assetto istituzionale peculiare, con oltre il 70% dei suoi mille e cinquecento comuni che hanno una popolazione inferiore a cinquemila abitanti, realtà spesso troppo piccole per riuscire a gestire la complessità amministrativa di un comune», spiega la consigliera del Partito democratico Miriam Cominelli, che nei prossimi mesi dovrà discutere del tema al Pirellone. 

Sul progetto si è espresso positivamente anche il consigliere provinciale con delega alle Aree omogenee Paolo Fontana, di Forza Italia. «È un inizio. Si tratta di un provvedimento importante soprattutto per i numerosi Comuni di piccole e medie dimensioni che, non appartenendo alle Comunità montane, devono affrontare problemi amministrativi sempre più complessi, spesso con risorse economiche, personale e competenze tecniche insufficienti», precisa. Ma il consigliere specifica anche che il dialogo con i territori sarà fondamentale e che «le comunità dovranno poter usufruire di fondi sufficienti per poter mettere in campo progetti seri e utili alle comunità».

I nodi

La sottolineatura di Fontana apre la porta alle stanza dei dubbi. Nel progetto di legge si parla di un finanziamento di 900mila euro per il 2028 e sempre nel documento si legge che sarà previsto per le prime 5 Comunità di pianura che si formeranno: per ognuno ci saranno dunque 180mila euro. Non esattamente una cifra risolutiva, ma comunque l’inizio di qualcosa che nel tempo potrebbe essere molto utile ai Comuni. Sarebbe insensato dividere la cifra per i paesi che potrebbero far parte di una Comunità di pianura, perché il senso del nuovo ente è proprio quello di aggregare le competenze per gestirle meglio sia a livello economico che pratico.

Proprio su quest’ultimo passaggio c’è però il più grosso punto di domanda. Nel testo si legge che la convenzione tra Comuni debba riguardare l’organizzazione integrata e la gestione comune di almeno cinque funzioni che possono essere: Polizia locale, Protezione civile, pianificazione urbanistica, lavori pubblici ed edilizia, sportello unico per le attività produttive, cibersecurty, gestione del personale, tributi e vigilanza pubblico spettacolo. Fin qui tutto normale, ma il rischio è quello di individuare delle macroaree senza poi riuscire a mettere a terra dei veri e propri progetti, che è poi uno dei più importanti punti deboli delle Unioni di Comuni. Riqualificazioni, grandi opere pubbliche, un piano strategico del commercio: sono queste le cose che si aspettano i cittadini e sulle quali le Comunità di pianura dovranno essere chiare. 

C’è poi il tema dei compiti. Le Comunità vengono finanziate se sussiste una gestione associata delle funzioni. Questo significa che ci sarà più lavoro da fare e servirà qualcuno che se ne occupi. Insomma, c’è da capire chi fa cosa. Può sembrare un passaggio secondario, ma nell’operatività di tutti i giorni è una cosa da tenere in considerazione. Servono strutture dedicate, con personale dedicato, che andrebbe a pesare ulteriormente sui 180mila euro a Comunità previsti dalla legge.

Nel Bresciano

Dei 2025 Comuni che compongono la provincia di Brescia, 103 rientrano nella perimetrazione delle Comunità di pianura. Sostanzialmente ne sono esclusi solo quelli montani (che fanno già parte delle Comunità montane) e la città. 

I paesi sono suddivisi in quattro Ambiti territoriali omogenei. Bassa Bresciana (37 comuni), Sebino e Franciacorta (18 Comuni), Collina e Alta Pianura (33 Comuni) e Riviera e Morene del Garda Bresciano (15 Comuni). Quest’ultimo ambito comprende complessivamente 24 comuni, gli altri 9 sono della provincia di Mantova.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
Cosmo 2050 - Speciale eclissi di agostoCosmo 2050 - Speciale eclissi di agosto

Dove, a che ora e in che modo seguire i due grandi appuntamenti estivi.

SCOPRI DI PIÙ
Impara l’inglese in un meseImpara l’inglese in un mese

La nuova edizione in cinque volumi è in edicola con il GdB ogni giovedì fino al 20 agosto

SCOPRI DI PIÙ