Nuova sede di A2A, la proprietà dell’area revoca il progetto

Cinque anni di tavoli tecnici, revisioni e dichiarazioni sembrano essersi «sgonfiati» nello spazio di poche righe protocollate in Comune. La proprietà delle aree di via Sostegno ha ritirato il piano attuativo, quello su cui si reggeva il progetto della nuova sede di A2A a Brescia: annunciata, promessa, difesa ma mai vista. L’atto è protocollato - con timbro e firma incorporati - e segna uno spartiacque in una storia che somiglia sempre di più a una telenovela urbana.

Lo spiraglio «piano bis»
Il documento riassume la faccenda in sette righe e tre parole: «Si comunica formalmente il ritiro della pratica» (scritto in stampato maiuscolo, per scongiurare fraintendimenti) per il Piano attuativo in variante al Pgt dell’ambito AT-A.6 (alias: via Sostegno), presentato nel 2021 e poi più volte modificato e integrato. Una scelta che arriva dopo mesi di trattativa incrinata, ma senza che A2A abbia mai dichiarato di voler abdicare. Anzi: la multiutility ha continuato a ribadire la volontà di realizzare una nuova sede bresciana. Il tavolo della trattativa, però, si è svuotato.
Va detto in modo cristallino: non è ancora detto che questo sia il de profundis definitivo. Nella stessa comunicazione, Giambattista Gaburri - in rappresentanza di tutti i proprietari del comparto - si riserva la possibilità di ripresentare, una ulteriore istanza «conforme o in parziale variante» alla scheda del Pgt vigente. Questo sulla eventuale base di «nuove valutazioni e di diverse esigenze di sviluppo urbanistico delle aree», nonché dopo «gli opportuni confronti» con il Comune. Certo, tra i banchi della politica è difficile non leggere questo passaggio come una clausola di stile, più che come una reale promessa di ripartenza. Specie dopo anni di negoziati e condizioni cambiate in corsa (la sede avrebbe dovuto aprire i battenti da un bel pezzo): per questo lo scetticismo è ai massimi storici.
Gli scenari
La domanda ora è tutta qui: che mossa farà A2A? La strada è in salita. Tornare al tavolo su via Sostegno, ricominciando daccapo, implicherebbe spiegare perché si sia arrivati a un ritiro totale del piano, a meno di un progetto completamente stravolto: più piccolo, meno ambizioso, meno simbolico. Guardare altrove, spostando il quartier generale in un’altra zona della città, è un’altra opzione percorribile al netto della volontà di realizzare il polo, ma è evidente che cancellerebbe il senso dell’operazione madre: via Sostegno non era un lotto qualunque, ma una leva di rigenerazione urbana per il «lato B» della stazione, il cruccio irrisolto di almeno due decenni di amministrazioni. Resta poi l’ultima possibilità, la più scomoda: che questa storia non abbia più un seguito.
Per Palazzo Loggia, che su quel progetto aveva investito aspettative politiche e urbanistiche, il colpo sarebbe netto. La nuova sede di A2A non era solo un edificio, ma un segnale: funzioni pubbliche, verde, spazi di rappresentanza, l’idea di un pezzo di città finalmente riconsegnato a se stesso. Oggi i il tempo per scrivere un finale, nel bene o nel male, è agli sgoccioli. O nell’arco di una manciata di settimane si riscrive davvero la trama, oppure il rischio che cali del tutto il sipario si fa sempre più concreto.
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