Quattro pagine scritte a mano perché «in questo periodo dell’anno, caro mio Presidente, i detenuti bresciani e di tutta Italia sono soli, soli dentro». Mittente è un ormai ex detenuto che, tra Verziano e Canton Mombello, sta finendo di scontare la pena, «oggi – racconta – sono ancora in affidamento in prova, ma fino a non molto tempo fa mi trovavo recluso presso gli istituti penitenziari bresciani». Destinatario, il Capo dello Stato Sergio Mattarella, al quale ogni Natale – da qualche tempo a questa parte – viene inviata una lettera da chi vive dietro le sbarre a Brescia.
Il Natale in cella
«Caro Presidente, questi giorni nelle carceri italiane sono i più vuoti, pericolosi. Caro Presidente, guardando dalle sbarre il mondo esterno, ci si può fermare a “immaginare per un attimo di essere liberi”. Se a Canton Mombello esistono spazi come la biblioteca che consentono di “cambiare vista”, si riesce a vedere fuori dalle mura del carcere: si sentono i rumori delle auto, si vedono persone con i cappotti che vanno verso le proprie auto, poi le piante, quanti colori hanno cambiato. Proprio di fianco al muro di cinta è presente una fila di alberi che, per chi come me ha avuto un soggiorno medio-lungo a Brescia, ha potuto vedere le foglie che cadono». Poi arriva Natale e tutto dentro il principale carcere bresciano diventa tremendamente più pesante.



