Cronaca

No one out, Nassini: «In Venezuela preoccupazione per i prossimi giorni»

La presidente dell’ong bresciana è in contatto con Caracas: «Un attacco scioccante»
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

L'esercito colombiano di guardia sul ponte Simon Bolivar - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
L'esercito colombiano di guardia sul ponte Simon Bolivar - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

Dopo la paura per l’attacco c’è la preoccupazione per ciò che accadrà in futuro. È una logica che si ripete sempre in questi casi. Lo conferma Federica Nassini, presidente dell’ong bresciana No one out, che dagli anni Ottanta opera in Venezuela e negli ultimi anni cerca di trovare fonti di sussistenza per gli abitanti delle grandi periferie di Ciudad Guayana.

«In Venezuela ci ho vissuto ed è uno dei Paesi che conosco meglio – precisa Nassini –. Sono in contatto con molte persone che abitano a Caracas: mi hanno detto che si sono svegliate nel cuore della notte per le esplosioni causate dagli attacchi statunitensi. Per tutti è stato scioccante, perché un conto sono le minacce, un altro è vedere delle colonne di fumo, il fuoco e le fiamme a pochi chilometri da dove vivi».

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L'attacco militare statunitense a Caracas, Venezuela

Come detto, adesso i punti interrogativi più grossi sono posti sul futuro. Dopo la cattura di Maduro può succedere di tutto e la popolazione ha il timore di rimanere incastrata in una situazione complicata.

«C’è una condanna unanime, questo è da dire – spiega la presidente di No one out –. Qualunque sia la situazione di un Paese – perché è innegabile che in Venezuela ci sia un problema di diritti umani – la soluzione non si può trovare nelle bombe. Da qui nasce la preoccupazione per quello che succederà nei prossimi giorni. Ci sarà un attacco via terra? Si scatenerà il caos? Questo si chiede la popolazione. Nelle carceri, ad esempio, ci sono stati disordini e non abbiamo notizie del nostro amico Alberto Trentini che in Venezuela è detenuto. Certamente la cosa che tutti vogliono evitare è la guerra civile».

In questo contesto è complicato immaginare possibili scenari. «Molte persone hanno protestato per quanto è accaduto, altre si sono dimostrate favorevoli a un intervento militare esterno. A me preoccupa che qualcuno utilizzi l’espressione "a tutti i costi" per risolvere un problema. C’è sempre un modo pacifico».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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