Dopo la paura per l’attacco c’è la preoccupazione per ciò che accadrà in futuro. È una logica che si ripete sempre in questi casi. Lo conferma Federica Nassini, presidente dell’ong bresciana No one out, che dagli anni Ottanta opera in Venezuela e negli ultimi anni cerca di trovare fonti di sussistenza per gli abitanti delle grandi periferie di Ciudad Guayana.
«In Venezuela ci ho vissuto ed è uno dei Paesi che conosco meglio – precisa Nassini –. Sono in contatto con molte persone che abitano a Caracas: mi hanno detto che si sono svegliate nel cuore della notte per le esplosioni causate dagli attacchi statunitensi. Per tutti è stato scioccante, perché un conto sono le minacce, un altro è vedere delle colonne di fumo, il fuoco e le fiamme a pochi chilometri da dove vivi».




