Il Museo perde la «Mille Miglia»: cambia il nome, resta la passione

Il motore resta lo stesso, ma cambia la targa. Il Museo Mille Miglia di viale della Bornata imbocca una nuova strada, indicata dalla ragione sociale «Museo Auto Storiche Brescia 1927-1957». Il cambio di nome ufficiale degli spazi, che seguirà a ruota quello giuridico per tradursi in un nuovo logo, è dettato da una controversia legale con l’Automobile Club provinciale. Una svolta imposta, che però non spegne il rombo della passione né l’identità di un’istituzione profondamente legata alla città e alla corsa.
Il nuovo nome mantiene saldo il legame con Brescia e con le date-icona del mito: 1927, anno della prima partenza, e 1957, anno dell’ultima edizione classica. La nuova denominazione è stata approvata all’unanimità dall’associazione che gestisce il museo (composta attualmente da 45 soci). Persino il codice fiscale resta lo stesso: una dichiarazione d’intenti per confermare continuità, impegno e radici.
La diatriba

Il cambio si è reso necessario in seguito a un’ordinanza del Tribunale di Brescia: il museo ha potuto usare nome e marchio «Mille Miglia» solo fino al 31 dicembre scorso. Una conseguenza dello scontro con l’Aci, culminato nel recesso dell’ente dalla compagine associativa e nella diffida a utilizzare denominazione e segni distintivi. La contesa - segnata da tensioni e tentativi di dialogo mai andati a buon fine - ruota attorno al marchio registrato e alla nascita della nuova Fondazione 1000 Miglia, promossa da Aci Brescia. Una realtà in attesa dell’ingresso ufficiale di Comune, Provincia e Camera di Commercio, con un passaggio in Consiglio comunale previsto per il 30 gennaio.
Il primo fatale strappo tra Aci Brescia e l’associazione Museo Mille Miglia risale a fine 2024, quando quest’ultima ha deciso di non aderire al protocollo d’intesa per la nascita di una fondazione siglato anche dal Comune di Brescia. Quel protocollo apriva la strada all’ingresso degli enti pubblici nella nuova «Fondazione 1000 Miglia» di diritto pubblico, nata su iniziativa dell’Aci con l’obiettivo dichiarato di «ancorare definitivamente la corsa a Brescia» e di consolidare la gestione dei marchi e delle attività legate alla Freccia rossa.
Un obiettivo che, nella visione dell’Aci, richiede un soggetto forte e condiviso, in grado di proteggere il patrimonio storico della gara anche da possibili accorpamenti regionali nell’ambito dell’Automobile club Italia. A sostegno della propria posizione l’associazione, non disposta a sacrificare la propria autonomia per eventuali posti nel Consiglio della Fondazione, ricorda gli oltre 10 milioni di euro investiti dai soci per ristrutturare l’ex monastero benedettino di Sant’Eufemia, di proprietà della Loggia.
Immersivo
Inaugurato nel 2004, il museo rappresenta più che una semplice collezione di auto: è un viaggio nel tempo, un percorso immersivo che abbraccia trent’anni di storia italiana passando per l’epopea della Freccia rossa. Le vetture - esposte a rotazione per poter partecipare a eventi - dialogano con fotografie, manifesti, pompe di benzina, strumenti d’epoca e supporti multimediali. A ogni visitatore viene consegnato un tablet con audioguida per accompagnare la visita tappa dopo tappa.
Il cambio di nome, ora ufficiale, non è una frenata. È una nuova partenza. Una ripartenza con il piede sull’acceleratore, nel segno della memoria e della valorizzazione. Perché se la corsa prosegue altrove, qui resta intatta la passione che l’ha raccontata, custodita e fatta vivere fino a oggi.
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