Cronaca

Movida in Carmine: il Comune risarcirà il fratello dell’ex sindaco Paroli

Gli interventi contro il rumore non furono sufficienti. Dopo dodici anni di contenzioso, la Corte d’Appello riconosce la responsabilità della Loggia che dovrà versare oltre 67mila euro
Stefano Zanotti

Stefano Zanotti

Giornalista

Vita notturna in Carmine - © www.giornaledibrescia.it
Vita notturna in Carmine - © www.giornaledibrescia.it

Dodici anni di battaglie giudiziarie, quattro gradi di giudizio e una sentenza che ribalta il precedente verdetto d’appello. La Corte d’Appello di Brescia, nel giudizio di rinvio disposto dalla Cassazione, ha condannato il Comune a risarcire Gianfranco Paroli (fratello dell’ex sindaco di brescia Adriano) e la moglie Piera Nava per i danni subiti a causa del rumore provocato dalla movida nel quartiere Carmine. Complessivamente Palazzo Loggia dovrà corrispondere 67.620 euro tra danni patrimoniali e non patrimoniali, oltre agli interessi e alle spese legali dei quattro gradi di giudizio.

La vicenda era iniziata nel 2012, quando i coniugi avevano denunciato le immissioni sonore provenienti da via Fratelli Bandiera, dove abitavano. Nel 2017 il Tribunale aveva dato loro ragione, decisione poi ribaltata dalla Corte d’Appello nel 2020. La Cassazione, nel 2023, aveva però annullato quella sentenza, rinviando il procedimento a una diversa sezione della Corte d’Appello perché riesaminasse il caso alla luce del principio secondo cui anche il Comune può essere chiamato a rispondere se, nella gestione di un bene pubblico, non adotta misure adeguate a tutelare i diritti dei cittadini.

Emissioni sonore

Nel nuovo giudizio la Corte ha ritenuto che le immissioni sonore superavano ampiamente la normale tollerabilità e che il Comune «non ha fornito la prova di aver adottato ogni iniziativa in suo potere» per riportarle entro limiti accettabili, evidenziando in particolare l’assenza di un adeguato piano di risanamento acustico.

La Corte riconosce comunque che Palazzo Loggia non era rimasto inattivo. Negli anni erano state adottate ordinanze sugli orari dei locali, organizzati servizi notturni della Polizia locale, coinvolti i City Angels, anticipate le pulizie delle strade, inviate diffide ai gestori e istituito l’Osservatorio «Centro Storico». Secondo i giudici, però, queste iniziative non furono «risolutive, né efficaci» e non bastarono a ricondurre il rumore entro limiti tollerabili.

Nella motivazione viene richiamata anche la deposizione dell’allora comandante della Polizia locale, secondo cui non furono mai effettuati interventi di dispersione degli assembramenti e il Corpo non disponeva della strumentazione per eseguire rilievi fonometrici.

Il risarcimento

Il risarcimento comprende 8.340 euro per la sostituzione dei serramenti dell’abitazione e il danno non patrimoniale, quantificato in 35.568 euro per Gianfranco Paroli e 23.712 euro per Piera Nava. La Corte ha calcolato il pregiudizio considerando quattro sere alla settimana, da maggio a ottobre, dal 2012 fino al trasferimento dei due coniugi.

«Noi – commenta Gianfranco Paroli – abbiamo sempre chiesto prima di tutto che il Comune intervenisse per riportare il rumore entro limiti tollerabili. Nel frattempo, però, avevamo venduto la casa e così è rimasta solo la domanda di risarcimento».

Proprio per questo la Corte ha respinto la domanda volta a imporre al Comune interventi concreti contro le immissioni, ritenendo venuto meno l’interesse dei ricorrenti dopo la vendita dell’immobile. È rimasta invece pienamente valida la richiesta di ristoro per i danni subiti negli anni precedenti.

L’altra causa

La sentenza è destinata a creare un precedente, anche alla luce dell’altra causa promossa da decine di residenti del Carmine, con una richiesta risarcitoria complessiva superiore ai due milioni di euro. Si tratta di un procedimento distinto e l’esito non può essere dato per scontato, ma il principio affermato dalla Corte sulla responsabilità del Comune e sull’insufficienza delle misure adottate potrebbe rappresentare un precedente rilevante, e per Palazzo Loggia potenzialmente delicato.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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