È morto annegato nelle acque dell’Oglio, tre mesi dopo essere diventato papà per la prima volta. Mamour Ndour, 28 anni, non ha avuto il tempo di abbracciare sua figlia prima di essere inghiottito dal fiume Oglio davanti agli occhi dei familiari. A Pontoglio, nella villetta di viale Piave dove viveva con i genitori e i quattro fratelli, il tempo sembra essersi fermato. Da domenica è un continuo via vai di parenti, amici e conoscenti della comunità islamica, oggi stretti in un dolore composto, ma profondo.
Sulla porta di casa è uno dei fratelli a ripercorrere la tragedia consumatasi nel tardo pomeriggio di sabato alla «Spiaggia dei Poveri», una zona lungo l’Oglio che la famiglia frequentava abitualmente. Mamour non sapeva nuotare ed era entrato in acqua soltanto per rinfrescarsi. Poi – questa la prima ricostruzione – è finito in una buca del fondale ed è stato trascinato dalla corrente. «È andato giù, l’acqua era troppo forte e lo ha trascinato via», racconta il familiare, che ha immediatamente lanciato l’allarme.
A soccorrerlo per primi sono stati due uomini, che si sono tuffati nel fiume riuscendo a recuperarlo e a riportarlo sulla riva di Palosco. Durante il tentativo di salvataggio uno dei due è rimasto lievemente ferito. Sul posto sono poi intervenuti i Vigili del fuoco, l’ambulanza e l’elisoccorso da Bergamo, oltre ai carabinieri per i rilievi. Le manovre di rianimazione, iniziate già sulla riva e proseguite dall’équipe sanitaria, si sono però rivelate inutili: per il giovane non c’è stato più nulla da fare. C
lasse 1998, Mamour era arrivato in Italia dal Senegal nel 2007. Aveva vissuto a Urago d’Oglio, mentre da tre anni abitava a Pontoglio. Operaio alla Ghim di Villa Pedergnano, dedicava gran parte del suo tempo anche alla comunità musulmana, insegnando il Corano. «È stato il mio primo studente – ricorda Modou, suo cugino e maestro di Corano –. Con il tempo mi aveva persino superato nell’insegnamento». La salma si trova a Milano: sarà composta secondo il rito islamico, poi il rimpatrio.



