Il calo delle vittime registrato nel 2025 non consente di abbassare la guardia. Nel Bresciano i morti sul lavoro sono stati 30, contro i 41 dell’anno precedente, mentre nel 2026, ad agosto, si contano già 15 vittime, tre in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Roberto Valentini, presidente dell’Anmil di Brescia, invita inoltre a guardare oltre le statistiche ufficiali e a investire sulla prevenzione.
Presidente, come legge i dati più recenti?
«Anche se i numeri possono risultare un po’ più alti o più bassi da un anno all’altro, resta un fenomeno gravissimo. In Italia continuiamo a parlare di mille-milleduecento morti ogni anno, circa tre al giorno. Non possiamo considerarlo normale».
La fotografia dell’Inail è completa?
«Noi teniamo sempre sotto osservazione i dati Inail, ma dobbiamo ricordare che ci sono centinaia di migliaia di persone non assicurate dall’Istituto. Penso alle Forze armate, ai Vigili del fuoco, ai lavoratori del teatro e ad altre categorie. Tendiamo a guardare soltanto quei numeri, ma dietro c’è anche altro».
Oltre alle morti aumentano gli infortuni e le malattie professionali. Come si può intervenire?
«Bisogna puntare su una vera cultura della sicurezza a 360 gradi. Occorre cominciare dai bambini, nelle scuole, e proseguire nelle aziende. Noi portiamo anche lì la nostra testimonianza e incontriamo una forte sensibilità. Ma serve la consapevolezza di tutti: lavoratori, datori di lavoro e famiglie».

Chi è maggiormente esposto al rischio?
«Le statistiche mostrano che la percentuale più alta di vittime si concentra tra i 50 e i 65 anni. Spesso chi ha una certa esperienza dice: “Ho sempre fatto così”. Cambiare abitudini consolidate diventa difficile, ma proprio per questo la formazione deve essere continua».
È anche una questione di attenzione personale?
«Certamente. La sicurezza riguarda tutti. Dovremmo forse recuperare anche quella raccomandazione semplice che un tempo si faceva a chi usciva per andare al lavoro: “Mi raccomando, stai attento”. Non basta da sola, ma aiuta a creare maggiore consapevolezza».




