Cronaca

Morte di Mirko Serpelloni: «Se in sicurezza non sarebbe morto sul lavoro»

Le motivazioni dei giudici di primo grado legate alla condanna del datore di lavoro del 27enne
Mirko Serpelloni - © www.giornaledibrescia.it
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Mirko Serpelloni ha 27 anni quando la mattina del 6 settembre 2023 in un cantiere edile a Manerbio cade da un’altezza di sette metri. Il tetto sul quale sta lavorando non regge il peso del corpo. «Le condotte del suo datore di lavoro devono considerarsi rilevanti nella verificazione dell’incidente mortale» scrivono oggi i giudici di primo grado nelle motivazioni della condanna a tre anni e quattro mesi per omicidio colposo pronunciata nei confronti di Saverio Belletti, titolare di un gruppo di imprese di Robecco d’Oglio, in provincia di Cremona, per il quale la vittima lavorava.

La colpa del datore di lavoro è quella di non aver rispettato le norme in materia di sicurezza. I giudici non hanno dubbi: «Se avesse predisposto un piano operativo di sicurezza idoneo a tutelare i rischi di caduta, nonché le idonee misure per prevenire tali rischi con formazione adeguata dei lavoratori, la morte di Mirko Serpelloni sarebbe stata evitata, con elevata probabilità logica prossima alla certezza».

Il 27enne era salito sul tetto di un capannone per togliere delle lastre di amianto, «indossando solo una mascherina per ripararsi dalla inalazione di amianto e non aveva alcun presidio di protezione» scrivono i giudici di primo grado. E ancora: «Prima di procedere all’esecuzione di lavori su lucernari, tetti e coperture, salvo l’obbligo di predisporre misure di protezione collettiva, il datore di lavoro non ha accertato che la struttura avesse resistenza sufficiente per sostenere il peso degli operai e del materiale di impiego» e quindi «Era più che prevedibile – si legge in sentenza – che in assenza di dispositivi di sicurezza e di adeguata formazione sul rischio da caduta, i lavoratori – tra cui Serpelloni appunto – avrebbero svolto i lavori nel cantiere ponendo in pericolo la propria incolumità con manovre e comportamenti imprudenti, senza osservare le misure minime di sicurezza».

Oltre alla condanna a tre anni e quattro mesi «perché la morte dell’operaio deve ritenersi eziologicamente ricollegabile alla condotta colposa dell’imputato», la corte ha inflitto a Saverio Bettinelli anche il pagamento di 30mila euro nei confronti della madre del giovane operaio e della sorella, che hanno sempre tenuto alta l’attenzione sulla vicenda anche organizzando un presidio in piazza Paolo VI, che si erano costituite parti civili nel processo.

Proprio in merito alla provvisionale immediatamente esecutiva da 30mila euro per ogni parte civile, la mamma di Mirko Serpelloni precisa: «per un senso di giustizia non posso tacere sul fatto che sono passati 90 giorni e il signor Bettinelli non ha versato un euro così come non ha provveduto al pagamento delle spese legali al quale è stato condannato».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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